di Dan.Bo.
Un appello mandato «con forza» a istituzioni e imprese per chiedere «interventi concreti e immediati», dato che «non è tollerabile che in questo paese ogni giorno tre persone non tornino a casa dal lavoro». A lanciarlo i tre segretari di Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria, Vincenzo Sgalla, Ulderico Sbarra e Claudio Bendini, in occasione della manifestazione regionale del Primo maggio che si è tenuta a Umbertide, aperta dal tradizionale corteo con sfilata dei trattori. «Non può esserci modernità – è stato detto martedì – non può esserci industria 4.0, né alcuna possibilità di sviluppo se non si mette prima fine al dramma quotidiano delle morti e degli incidenti sul lavoro, che continuano a ripetersi, anzi tornano a crescere dopo gli anni della crisi». Le priorità indicate dai sindacati sono «un consistente rafforzamento dei servizi ispettivi; investimenti in formazione, soprattutto nei settori più a rischio; la costituzione di osservatori territoriali con le associazioni delle imprese e l’Inail, anche in collaborazione con gli enti bilaterali, per monitorare l’andamento degli infortuni e incrementare la prevenzione.
A TERNI GLI STATI GENERALI DEL LAVORO
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I numeri Qualche numero aiuta a comprendere le dimensioni del fenomeno in Umbria. Secondo le statistiche dell’Inail aggiornate alla fine del 2016, innanzitutto le morti sul lavoro sono in diminuzione nell’ultimo quinquennio: 15 nel 2012, 22 l’anno dopo, 12 nel 2014, 10 nel 2015 e 9 l’anno seguente. Complessivamente è il comparto dell’artigianato (16 decessi), quello dove si sono verificati più casi, seguito dall’industria (13) e dal terziario (6). Passando invece agli infortuni accertati, nel 2016 si parla di 8.011 casi e nel 2012 – anno dal quale si registra un calo – 9.719. Per fortuna nella stragrande maggioranza degli episodi (6.900 nel 2016), gli infortuni non hanno provocato alcuna menomazione. Nel 2016 oltre 3 mila sono stati i lavoratori infortunati nella fascia d’età che va dai 40 ai 54 anni, 1.244 tra i 15 e i 29 anni e 1.077 tra i 25 e i 34. Per quanto riguarda i settori invece, è l’industria quello in cui si verificano moltissimi casi, quasi 6mila. Tutto ciò in una regione, l’Umbria, dove la frequenza di infortunio rapportata ai residenti nell’ultimo decennio è sempre stata più alta della media italiana.
Le manifestazioni Da Umbertide i sindacati hanno chiesto, «ora che le risorse ci sono, di mettere in campo politiche chiare e comprensibili, che leghino ogni euro di soldi pubblici investito alla creazione di lavoro di qualità». Lavoro di qualità che, anche in Umbria, rappresenta una delle sfide centrali per il mondo economico. Oltre a Umbertide, altre manifestazioni si sono tenute a Perugia, Terni, Città di Castello, Gubbio, Gualdo Tadino, Marsciano, Tavernelle, Castiglione del Lago, Città della Pieve, Passignano, Magione, Paciano, Tuoro, Solfagnano, Foligno, Norcia e Spoleto. A Umbertide era presente anche il deputato pd Walter Verini: «Un lavoro per tutti – ha detto – per quelli che ce l’hanno e non debbono perderlo, per i tanti giovani che non vedono un futuro. Per migliaia di imprese, i cui titolari si rimboccano le maniche per stare sul mercato, in un tempo così difficile. E un lavoro sicuro, dove gli infortuni e le morti bianche non siano più un drammatico bollettino quotidiano. Anche in Umbria questo primo maggio significa queste cose, con una grande attenzione per il futuro di alcune realtà produttive il cui futuro è incerto».
Bassetti Lunedì sera poi nella chiesa parrocchiale Santa Famiglia di Nazareth di San Sisto, il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Dei, ha guidato la veglia di preghiera per il lavoro promossa dall’Ufficio diocesano per i problemi sociali e il lavoro di Perugia-Città della Pieve: «Il lavoro – ha detto – è sacro dalla creazione dell’uomo alla redenzione del Figlio di Dio. Papa Francesco, nel sostenere che “questa è un’economia che ti uccide”, non si discosta di molto dai suoi predecessori. Quasi novanta anni fa, Pio XI disse per i quaranta anni della Rerum novarum di Leone XIII che “questa è un’economia che ti dissangua”. Anche allora come oggi il lavoro era fine a se stesso e non a vantaggio dell’uomo, ma soltanto di pochi e intenti ad accumulare ricchezza».
Twitter @DanieleBovi
