di Chia.Fa.

Sgl non arretra e ribadisce la propria posizione. Con una nuova missiva annunciata direttamente dall’avvocato Marco Petrucci, liquidatore di Sgl, viene richiesto all’amministratore delegato di Elettrocarbonium, Michele Monachino, di liberare il sito industriale di Narni.

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«Siamo stati illusi da tutti»: video

Sgl non arretra: «Elettro esca dalla fabbrica» Nessun passo indietro da parte della multinazionale tedesca che quasi tre anni fa ha deciso di dismettere la fabbrica umbra, anzi semmai qualche passo in avanti, a colpi di carte bollate per alcune delle affermazioni diffuse sabato da Monachino, specie sul fronte della bonifica ambientale dell’area di via del Lavoro. Nonostante la proprietà di immobili e asset industriale consideri definitivamente chiusa la partita, l’ad di Elettro ha nuovamente richiesto un incontro alle organizzazioni sindacali per firmare la cassa integrazione ordinaria. L’attivazione dell’ammortizzatore sociale è stata già un paio di volte respinta dai rappresentanti della settantina di lavoratori progressivamente riassunti da Monachino, anche perché al momento hanno ancora due mensilità di stipendio arretrato che lo stesso amministratore delegato si era impegnato a versare non appena Sgl avesse pagato la fattura da circa un milione di euro.

«Aspettiamo decisione di Sgl casa madre»: video
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Mise convoca Kohler I soldi in cassa sono in entrati, ma agli operai è stata versata soltanto la tredicesima e la mensilità di dicembre. Nelle ultime ore sarebbe anche partita dal ministero dello Sviluppo economico (Mise), così come peraltro concordato all’ultimo tavolo, la richiesta di convocazione di Sgl casa madre, proprietaria della fabbrica di Narni. La lettera sarebbe stata recapitata all’avvocato Petrucci, ma anche al Ceo della multinazionale Jurgen Kohler. Il numero uno del gruppo tedesco verosimilmente non raggiungerà Roma per dirimere la delicata questione, ma è chiaro che al liquidatore della controllata in liquidazione dovrà fornire delle indicazioni da mettere sul tavolo del Mise. In particolare occorrerà comprendere se restano in piedi le condizioni che hanno permesso a Monachino di entrare nel sito industriale di Terni, a cominciare da un comodato d’uso a prezzo simbolico. Si resta in attesa.

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