di Chiara Fabrizi
Settantadue ore per trovare un compromesso tra Sgl ed Elettrocarbonium sulle bonifiche da compiere nel sito di Narni e ultimatum congelato. Questo sostanzialmente emerge a margine del tavolo andato in scena martedì pomeriggio al ministero dello Sviluppo economico (Mise) per tentare di risolvere il caso esploso il 4 gennaio scorso, quando Sgl-Carbon ha richiesto nel giro di 20 giorni la restituzione degli impianti e degli immobili in cui opera ormai da un anno abbondante e con la formula del comodato d’uso Elettrocarbonium, la creatura di Morex. Sui termini da ambienti sindacali si apprende che la scadenza del 24 gennaio è stata momentaneamente sospesa.
Sgl-Elettrocarbonium Al tavolo coordinato dal dirigente ministeriale Giampietro Castano non è stata convocata Sgl, le motivazioni non sono note, ma col liquidatore di Sgl, il dottor Petrucci, lunedì ci sono state interlocuzioni telefoniche e preliminari nell’ambito delle quali il Mise ha strappato tre giorni di tempo per tentare di trovare coi tecnici del ministero dell’Ambiente un percorso capace di far imboccare la strada dell’accordo di programma, dove devono essere definiti gli impegni per le bonifiche, nella sostanza propedeutiche al perfezionamento della compravendita. In questo senso il termine è quello del 21 gennaio quando dai due ministeri tutti si attendono di conoscere i margini del compromesso. Come noto Sgl si era detta disponibile ad arrivare alla quantizzazione del danno ambientale e pagarlo così da liberarsi da obbligazioni connesse a responsabilità future.
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Compromesso per bonifiche Tecnicamente lo strumento che piace a Sgl-Carbon si chiama manleva, ma martedì al tavolo è emerso con chiarezza che questo tipo di soluzione è fuori dal perimetro normativo vigente e, anche a volerlo, non può essere presa in considerazione. Da qui l’impegno del Mise a intavolare una serie di approfondimenti coi colleghi del ministero dell’Ambiente, nel tentativo di individuare una exit strategy, ossia un compromesso per la bonifica che allenterebbe la tensione sull’operazione Elettrocarbonium e soprattutto sul futuro dei 65 lavoratori tornati riassunti. Giovedì si potrà capire qualcosa in più sulle possibilità in campo. Al tavolo, oltre al vicepresidente della Regione Fabio Paparelli, il sindaco di Narni Francesco De Rebotti e le organizzazioni sindacali, anche l’amministratore delegato di Morex-Elettrocarbonium, Michele Monachino.
Timing stretto Il manager, che senza accordo di programma e compravendita non può accedere ad aperture di credito adeguate, avrebbe assicurato massima disponibilità al confronto e individuare una soluzione, anche se è chiaro a tutti non può essere Elettrocarbonium a sobbarcarsi i costi di bonifica dell’area su cui Sgl ha operato per oltre un secolo. Ma il timing per trovare un compromesso e disinnescare la bomba piazzata sotto il sito di Narni resta decisamente stretto, anche se la scadenza del 24 gennaio per la restituzione degli impianti e degli immobili è stata congelata.
De Rebotti: «Morex resta l’unica possibilità» Mercoledì mattina, all’indomani del tavolo, il sindaco di Narni, Francesco De Rebotti ha affermato: «Morex resta l’unica possibilità al momento praticabile per garantire continuità produttiva e posti di lavoro. Noi continuiamo a lavorare per assicurare il mantenimento dei posti di lavoro, per tenere in vita un sito produttivo importante per il territorio e a livello internazionale, essendo un’eccellenza nel settore degli elettrodi, e per realizzare una politica ambientale efficace e positiva sotto tutti gli aspetti. Il momento è complesso – aggiunge De Rebotti – ma ci sono anche segnali importanti, come le strategie di Sgl Carbon che potrebbero far pensare ad un disimpegno della multinazionale sul settore degli elettrodi, il che favorirebbe Elettrocarbonium. Dall’incontro al Mise – conclude il sindaco – è emerso che potrebbero esserci margini perché Sgl possa valutare uno slittamento della data del 24 gennaio imposta inizialmente a Morex per la restituzione del sito produttivo. Ovvio che Morex dovrà sia formulare una richiesta formale, che impegnarsi a proseguire sui progetti industriali avviati».
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