di C.F.
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Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso degli ex amministratori della Spoleto Credito e Servizi (Scs), tra cui Giovannino Antonini, e annullato il decreto con cui il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) aveva proceduto a porre in amministrazione straordinaria la società cooperativa.
Sentenza Scs Il collegio dei giudici (presidente Giaccardi, consiglieri Russo,Greco, Migliozzi e Veltri) ha depositato una sentenza del tutto analoga, del resto era medesima la composizione del collegio, a quella dello scorso 9 febbraio su Banca Popolare di Spoleto, bacchettando il Mef per non aver avviato un’istruttoria autonoma e quindi una valutazione critica sulla proposta di commissariamento formulata dalla Banca d’Italia. «Da ciò non deriva – ribadisce il Consiglio di Stato – l’illegittimità della motivazione del decreto che dispone l’amministrazione straordinaria, ma deve censurarsi l’omesso esame critico delle “gravi irregolarità e violazioni delle disposizioni legislative, amministrative e statutarie” e delle previsione di “gravi perdite del patrimonio” evidenziate dall’autorità di vigilanza», la Banca d’Italia per l’appunto.
«Commissariamento anche illogico» L’appello è stato dunque accolto, a eccezione del motivo con cui i ricorrenti chiedevano l’invalidazione degli atti di Banca d’Italia perché firmati del vicedirettore generale, e «per l’effetto in riforma della sentenza del Tar del Lazio, annullati gli atti impugnati» tra cui il decreto di commissariamento. Nella sentenza amministrativa di secondo grado, i giudici riconoscono rilevano anche «illogicità» tra gli atti che hanno portato al decreto di commissariamento di Scs e il controllo targato Lega nazionale cooperative e mutue, cioè l’organismo di vigilanza a cui è sottoposta Scs, «che nel biennio 2011-2013 non ha evidenziato alcun rilievo in merito all’operato e al corretto funzionamento di Scs, esprimendone un giudizio finale positivo».
Tedeschini: «Desio ha comprato da chi non poteva vendere» Restano tutti da decifrare gli effetti di questa nuova sentenza che, se da un lato non produce effetti immediati, essendo il commissariamento conclusosi ormai da alcuni mesi, offre sicuramente delle sponde agli ex amministratori tuttora determinati a far valere non solo nelle aule dei tribunali amministrativi le proprie ragioni. In questo senso l’avvocato Federico Tedeschini, che ha seguito fin dal primo grado il ricorso di Giovannino Antonini e altri ex amministratori, spiega: «Presenteremo subito richiesta di giudizio d’ottemperanza perché le due sentenze non annullano solo i commissariamenti, ma anche tutti gli atti derivati e quindi successivi, compresa la vendita di Bps a Desio. In sostanza i commissari straordinari hanno agito in carenza di potere, per essere più chiari – semplifica la sua posizione – Desio ha comprato l’istituto di credito umbro da un soggetto che non aveva alcun titolo per venderlo».
Parla Antonini In una nota torna a parlare anche Giovannino Antonini: «Fin dalle prime azioni messe in atto dalla Banca d’Italia nei confronti di Bps alcuni dei più importanti rappresentanti della Scs si erano mossi, considerando l’intervento inopportuno e illegittimo, per questo ci siamo rivolti alla giustizia amministrativa che oggi ci ha dato ragione con una sentenza inedita e clamorosa, perché noi – scrive -non abbiamo mai smesso di credere nella correttezza dell’operato degli organi di Bps e della sua controllante, su cui – dice – ho investito per quasi venti anni».
