di Marco Torricelli
La presa di posizione è chiara, netta e decisa. Uno dei creditori di Sangemini dice, chiaro e tondo, che per quanto lo riguarda non è vero che avrebbe dato il ‘via libera’ all’operazione Sangemini-Norda. E la cosa, com’è facile intuire, è destinata a provocare un bel po’ di rumore.
La smentita Ge Capital, istituto di credito del gruppo General Electric, non fa molti giri di parole: «Il nostro istituto non ha mai manifestato in alcuna sede né in qualunque forma una disponibilità di massima verso la ‘proposta Norda’. Pertanto, non sappiamo a quali banche intendiate fare riferimento quando affermate che gli sforzi messi in campo finora dalla vostra società e dai suoi advisor “siano stati focalizzati muovendo dall’assunto che la proposta formulata dal gruppo Norda avesse già ricevuto, da parte delle banche che nel tempo hanno supportato il Gruppo Sangemini, la disponibilità di massima al trasferimento in favore di una società di nuova costituzione espressione del gruppo Norda del debito”».
Le valutazioni La lettera è stata inviata alla Sangemini e, per conoscenza, agli avocati Maurizio Martinetti ed Emanuele Li Puma, dello studio legale Ripa di Meana e associati (uno di quelli che stanno lavorando alla complessa faccenda) e vi si può leggere: «Siamo sempre stati convinti che non competa ai singoli creditori o ad una specifica categoria di essi, nella specie il ceto bancario, compiere valutazioni o esprimere apprezzamenti preventivi, sia pure di massima, in ordine ad ipotesi di sistemazione dei rispettivi crediti prospettate da terzi, così da orientare il debitore sulla scelta dell’offerta da porre a base del piano che deve supportare la proposta di concordato».
Le offerte Secondo Ge Capital, invece «è di esclusiva competenza del debitore, con l’assistenza dei suoi consulenti, individuare – in base a tutti i dati e le informazioni di cui, peraltro, solo esso dispone – quale tra le offerte pervenute debba essere preferita per supportare un piano concordatario che sia valutato come il più vantaggioso per tutti i creditori ed il più conveniente rispetto all’alternativa di una soluzione fallimentare».
Il chiarimento A Sangemini si dice, insomma, che «è la vostra società che, in piena autonomia e libertà di giudizio, dovrà esaminare e valutare la nuova offerta formulata dal dottor Francesco Agnello e, alla fine, decidere se modificare, sulla base della stessa, la proposta di concordato già presentata in data 13 gennaio 2014».
La decisione La decisione di Ge Capital, si legge nella lettera, «maturerà la propria posizione in merito alla proposta di concordato già formulata dal gruppo Sangemini, basata sulla ‘proposta Norda’ ovvero alla nuova e diversa proposta di concordato che il gruppo Sangemini dovesse ritenere di riformulare sulla base della nuova offerta del dottr Francesco Agnello (ove quest’ultima fosse ritenuta meritevole di esame e di accoglimento da parte vostra), solo all’esito dell’esame della relazione dei commissari giudiziali e nell’ambito dell’adunanza dei creditori».
I debiti 114 milioni, 361mila e 313 euro sarebbe, stando ai documenti presentati in tribunale, il totale dei debiti della Sangemini. La stragrande maggioranza dei quali contratti con le banche e fino ad oggi era sempre stato detto che la proposta presentata da Norda era l’unica che potesse essere presa in considerazione in quanto proprio il sistema bancario aveva dato il suo ‘placet’. La lettera di Ge Capital sembra far pensare che non è proprio così.
