La Sangemini

di Marco Torricelli

La mission è già nel nome: Tramite. Eccolo qui, il possibile partner («forte e strutturato», così viene definito) di Unicredit e gruppo Norda-Gaudianello nell’operazione che potrebbe tenere in vita la Sangemini. Anche perché ci sono almeno un paio di precedenti.

Tramite Un precedente si chiama Pedavena. Il birrificio, uno dei più antichi d’Italia – messo in piedi nel 1897 da parenti di papa Luciani – era passato sotto il controllo della Heineken, che voleva chiuderlo. Ci fu una sorta di sollevazione popolare e Tramite, intrecciando rapporti con la grande distribuzione, la rimise in piedi, portandola poi nel gruppo Castello. Un altro precedente legato a Tramite è quello dell’azienda Martinelli, che produce il pecorino di Farindola, un formaggio che prende il nome da un borgo tra i monti dell’Abruzzo. L’azienda era in crisi, ma oggi è presidio Slow Food.

Sangemini Anche se provare ad avere conferme è solo una pia illusione, l’impressione è che l’operazione si potrebbe ripetere anche per un altro marchio storico come Sangemini. E proprio grazie alla sinergia tra Unicredit, gruppo Norda-Gaudianello e, appunto, Tramite. Le uniche certezze sono relative al fatto che tra i tre soggetti siano intercorsi dei contatti e che – su questo i toni sono molto più sfumati – la cordata avrebbe messo a punto un progetto, strutturato, il cui avvio sarebbe solo condizionato dal parere del tribunale di Terni.

Il piano Di dettagli, manco l’ombra, ma visto che nelle stanze del tribunale ternane, accanto al fascicolo relativo a Sangemini, c’è anche quello che contiene materiale sulle sorgenti San Francesco – quelle dell’acqua Amerino – appare evidente che il progetto comprende l’intero ‘pacchetto’ dei prodotti dell’azienda di San Gemini. Fabia e Grazia comprese. Poco si riesce a comprendere, invece, su quelle che potrebbero essere le intenzioni rispetto al succhi di frutta, quella Sangemini Fruit i cui impianti sono fermi da tempo.

I tempi Stretti, strettissimi i tempi entro i quali si dovrebbe arrivare a conoscere la sorte che attende Sangemini: la ‘deadline’ è fissata, al massimo, per martedì della prossima settimana. Si lavorerà anche domenica, pare di capire, per mettere a punto i dettagli di un’operazione che – sarà bene non dimenticarlo – sarà tutt’altro che indolore, per i lavoratori e per i creditori di Sangemini. Ma che appare anche l’unica possibilità, concreta, per tenere in vita un marchio storico e qualche decina di posti di lavoro.

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