Un'assemblea per la Sangemini

di Marco Torricelli

Un’altra riserva. Dopo quella del tribunale, che si è appunto riservato il giudizio sulla richiesta di concordato preventivo presentata dalla Sangemini – ma appare scontato che arriverà presto la nomina del commissiario giudiziale che dovrà gestirlo – l’altra riserva è quella espressa dai lavoratori. Ma andiamo con ordine.

L’azienda Nella mattinata di mercoledì si è svolto l’incontro tra la direzione della Sangemini ed i sindacati: «Il dottor Giuseppe Guerra (il direttore generale; ndr) ci ha informato – si legge in una nota – dell’avvenuta presentazione presso il tribunale di Terni della richiesta di concordato preventivo con continuità aziendale, che prevede il contratto di affitto/vendita del ramo di azienda da parte di Norda e riferito a tutto il perimetro produttivo di Sangemini, Sangemini Fruit e Amerino».

I tempi Nell’incontro, nel corso del quale è stato chiarito che il parco termale ed altri immobili non rientrano nel progetto e dovranno essere alienati, Guerra si sarebbe spinto ad ipotizzare anche i tempi dell’operazione, «che dovrebbe essere portata a termine – dicono i sindacati – entro i primi giorni di marzo».

L’assemblea I rappresentanti sindacali hanno poi esposto il contenuto della comunicazione ai lavoratori, nel corso di un’assemblea: «Il percorso che dovrà aprirsi con Norda quanto prima, sarà volto alla salvaguardia occupazionale di tutti i lavoratori e al confronto sul piano industriale», hanno detto; visto che la richiesta che è subito stata fatta loro è stata chiara: «Non si deve perdere per strada nemmeno uno dei 136 posti di lavoro».

La trattativa Il timore nasce dalle indiscrezioni fatte circolare  sul piano-Norda, che facevano ipotizzare un taglio piuttosto netto: 50 addetti a tempi indeterminato e una ventina a tempo determinato: «Ma questo – dicono Flai-Cgil, Fai-Cisl e Uila-Uil, unitamente alle Rsu di stabilimento – sarà se mai oggetto della trattativa successiva, prima di avviare la quale chiederemo comunque che venga attivato un tavolo istituzionale con la dirigenza di Norda».

Le istituzioni Da parte dei lavoratori, infatti, è venuta anche un’altra richiesta: «In questa delicata vertenza le istituzioni regionali devono fare la loro parte, come promesso in più di una occasione. Gli assessori Rometti e Riommi sono chiamati entrambi a mantenere gli impegni per rappresentare al meglio gli interessi dei lavoratori Sangemini e della nostra Regione che ricordiamo a tutti è proprietaria delle concessioni per lo sfruttamento dei bacini».

L’asta Tanto che i sindacati affermano che «è giunto il momento di far sentire tutti insieme la voce di un territorio che non è stato mai disposto e non lo sarà neanche in questa occasione, a svendere il proprio bene più prezioso, in primis per tutelare il lavoro delle centinaia di famiglie che per decenni hanno potuto costruire il proprio futuro grazie a Sangemini». E, infatti, l’impressione è che, presto, avrà inizio una vera e propria asta.

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