La Sangemini

di Marco Torricelli

Nelle mani dei giudici. Adesso è vero anche sotto il profilo fisico. Se fino a giovedì l’immagine era solo metaforica, da venerdì è diventata reale. Molto reale. Visto che il progetto per Sangemini – messo a punto da Norda e Tramite, con l’avallo di Unicredit – è stato consegnato negli uffici del tribunale di Terni.

Affitto La procedura si dovrebbe svolgere in due tempi diversi: il primo prevederebbe l’affitto dell’azienda – per il periodo necessario a mettere in pratica tutte le operazioni tipiche della procedura di concordato (valutazione complessiva della situazione debitoria, confronto con i creditori e piano di azzeramento del debito) – mentre il secondo, ad azienda riportata in linea di galleggiamento, dovrebbe portare all’acquisizione definitiva.

I tempi Il gruppo che si accinge a prendere in mano la Sangemini, almeno così pare, vorrebbe marciare a tappe forzate ed avrebbe espresso la volontà, nel corso degli ultimi incontri con i Rizzo-Bottiglieri, di concludere la parte ‘burocratica’ delle procedure entro Natale: così da poter presentare il piano industriale alle istituzioni ed ai sindacati. E su quello avviare la parte di confronto più delicata. Se il tribunale darà il via libera, non è escluso che già nel corso della prossima settimana si possa entrare nel vivo delle procedure.

Il concordato Da gennaio 2014, insomma, potrebbe iniziare il periodo di gestione concordataria – che può durare anche 18 mesi – nel corso della quale la situazione debitoria pregressa è, di fatto, ‘congelata’ e diventa oggetto di trattativa, sotto il controllo del tribunale, tra il soggetto che gestisce l’azienda ed i creditori; mentre la Sangemini potrà operare sul mercato sulla base dei flussi di cassa e potendo contare sui nuovi investimenti. Definiti, poi, modi (presumibimente con procedura transattiva) e tempi per l’azzeramento dei debiti (perché di solito si usa rateizzare la parte concordata), si potrà pensare all’acquisto definitivo.

Le indiscrezioni Nei documenti presentati al tribunale si parlerebbe di investimenti sostanziosi per il potenziamento degli impianti, di un piano di marketing aggressivo per tutti i marchi del gruppo, della costruzione di un rapporto più stretto con il mondo della Grande distribuzione organizzata e, ovviamente, anche della necessità di una riorganizzazione complessiva dell’azienda. Che lascia pensare, inevitabilmente, alla richiesta di ragionare anche sugli addetti. Con un riferimento particolare a quelli della Sangemini Fruit, ai quali a maggio del 2014 scadrà la cassa integrazione.

I sindacati Dalle organizzazioni sindacali, per ora, non si registrano prese di posizione impegnative. Ci si limita ad una generica «presa d’atto della novità rappresentata da questo accordo tra le parti, che peraltro nessuno ci ha comunicato ufficialmente, ma sul quale ovviamente non può essere espresso alcun giudizio». Loro, i sindacati, aspettano che gli si presentino dei documenti il cui si dice «cosa si vuol fare alla Sangemini, con quali prospettive e a quante persone si intende garantire un futuro occupazionale. Quelle cose le condivideremo con i lavoratori e, insieme a loro, esprimeremo un parere».

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