di Marco Torricelli
La lettera è lunga, ma uno dei temi ‘sensibili’ sta proprio alla fine: «La nostra proposta è valida fino al 30 aprile, estendendo il numero di persone che intenderemmo assumere, nella Newco che prenderà in affitto i rami d’azienda, anche all’intero personale Fruit».
Il rilancio Francesco Agnello, l’imprenditore campano che vuole prendersi la Sangemini non molla e, anzi, rilancia con decisione. E lo fa con una missiva, indirizzata all’azienda, ai tecnici che stanno seguendo le procedure per il concordato, ai commissari nominati dal tribunale e «all’avvocato Maurizio Martinetti, perché ne porti a conoscenza il contenuto alle banche coinvolte».
Il personale Il tema, com’è comprensibile, è delicato: la trattativa in corso – tra Sangemini, Norda, istituzioni e sindacati – sta facendo registrare una dolorosa spaccatura, con quella ‘guerra tra poveri’, lavoratori della Fruit e della ‘divisione acqua’, che tutti dicono dal voler scongiurare e che, invece, è drammaticamente presente. Tanto che sabato mattina i lavoratori della Sangemini Fruit hanno portato la loro protesta sotto la sede del consiglio regionale, a Perugia.
VIDEO: LA PROTESTA DEI LAVORATORI FRUIT A PERUGIA
La novità Ora, in questa vicenda, entra un nuovo elemento, che non potrà che far discutere. Agnello, a differenza di Norda, che ha già messo in chiaro che la Fruit non rientra nei suoi programmi e che vuole ‘sfoltire’ anche il personale delle acque, in poche parole ribadisce: «Con me tutti al lavoro». Ma non solo.
La lettera Lo scorso 24 gennaio, scrive Agnello, «ho inviato alla vostra società una proposta di acquisizione», ma «ad oggi non ho avuto alcun riscontro della mia proposta, che appare non essere presa in alcuna considerazione dalla Sangemini nonostante sia chiaramente migliorativa rispetto a quella presentata da Norda, sia per prezzo offerto, circa due milioni di euro in più, sia per il personale, sia perché corredata da lettera di patronage di Unincoopfidi per la presentazione a corredo dell’offerta di una fideiussione a prima richiesta di euro 18 milioni necessari a coprire sia il fabbisogno del concordato sia i nuovi investimenti».
Le banche L’imprenditore campano tocca un nervo scoperto: «Ritengo che a determinare il vostro comportamento sia l’assunto che le banche creditrici appoggino la proposta Norda, come citato nel ricorso per l’ammissione al concordato e che gli istituti di credito coinvolti avrebbero individuato in Norda l’interlocutore che presenta le migliori credenziali in termini di esperienza nel settore, di struttura finanziaria e affidabilità oltre che una maggiore capacità di fornire adeguate garanzie di rispetto degli impegni che andrebbe ad assumere».
La smentita Il 4 febbraio, però, ricorda Agnello, «Ge Capital, uno degli istituti di credito coinvolti, ha scritto alla Sangemini» sostenendo che «non ha mai manifestato in alcuna sede né in qualunque forma la disponibilità di massima verso la proposta Norda e pertanto non sappiamo a quali banche intendiate fare riferimento». Tanto che, «nel seguito la lettera, invita la Sangemini ad esaminare e valutare la nuova offerta da me presentata».
Le contraddizioni Secondo l’imprenditore campano, «appare quindi evidente che, il vostro e dei vostri advisors, ventilato supporto delle banche creditrici alla proposta Norda non appare coerente con quanto scritto da Ge Capital; non risulta, e se fosse il contrario ne gradiremmo evidenza, che esista alcuna forma di garanzia della Norda a supporto della proposta presentata; non risulta che, come dichiarato da Norda, il piano stesso sia ‘bancato’. Appare invece evidente che l’ignorare completamente la mia proposta giudicandola non attendibile dal punto di vista finanziario è quantomeno arbitrario e lesivo della mia persona e delle società che rappresento».
L’ingiunzione Poi Agnello mette dei paletti: «Vi invito quindi, entro 7 giorni lavorativi dalla data della presente – scrive a Sangemini – ad inviarmi documentazione a supporto di quanto affermate riguardo l’effettiva bancabilità già intervenuta,, come affermato riguardo il piano Norda; le ragioni per le quali avete ritenuto non affidabile dal punto di vista finanziario la mia proposta; le garanzie che affermate Norda avrebbe dovuto già produrre». E in ogni caso, specifica: «Mi riservo qualsiasi azione legale a tutela della mia onorabilità e per i danni materiali e morali subiti in questa vicenda».
La Sangemini Il direttore generale di Sangemini, Giuseppe Guerra, è rapido a lavarsene le mani: «In assoluta identità con tutti i casi di sue missive – fa sapere a Francesco Agnello – ho provveduto senza indugio a trasmettere la nota all’amministratore e ai suoi consulenti, non avendo il sottoscritto alcun potere decisionale sulla questione sollevata per l’ennesima volta».
