di Marco Torricelli
Qualcuno aveva portato anche i propri figli. Dietro allo striscione della Sangemini, per l’ennesima manifestazione – stavolta sotto la prefettura, dov ‘era in programma il vertice con Norda – c’erano infatti anche dei bambini, figli appunto dei dipendenti. Difficile pensare, però, che siano stati quei visini a far cambiare l’atteggiamento dell’azienda.
Si ricomincia Perché un cambio di strategia c’è stato. Da verificare, poi, nella sostanza, ma intanto – qualche sindacalista, dietro la garanzia dell’anonimato, parla di «primo risultato importante» – Norda ha accettato di ritirare dal tavolo di trattativa che peraltro, non era nemmeno iniziata, quei numeri (50 addetti a tempo indeterminato e 20 a tempo determinato) che avevano fatto infuriare i lavoratori.
Il prefetto Stringato, come sempre, il prefetto Gianfelice Bellesini che aveva preso l’iniziativa di convocare Sangemini e Norda (con i rispettivi consulenti), le istituzioni e i sindacati: «Sono state stabilite le basi per l’inizio di un percorso di condivisione, tra aziende e sindacati, del piano industriale necessario al rilancio della Sangemini». Tutti d’accordo, dice il prefetto, «sull’esigenza di un approfondimento congiunto della proposta presentata dalla società Norda».
Il segnale «L’interesse primario è per le famiglie dei lavoratori alle quali va tutta la mia solidarietà – spiega Bellesini – e da questa riunione è emerso un segnale molto positivo, ovvero la disponibilità e l’impegno espresso da tutti i soggetti in causa a confrontarsi in concreto sulla entità della forza lavoro necessaria per rendere competitiva la Sangemini rispetto ai numeri al momento ipotizzati da Norda».
I numeri Ecco, i numeri: perché Massimo Pessina, di Norda, è stato chiaro, quando ha detto che quelle valutazioni, relative alla forza lavoro considerata necessaria, erano state fatte sulla base di una valutazione economico-finanziaria precisa. Tanto che Pessina avrebbe paventata l’ipotesi in base alla quale, nel caso di un fallimento del tentativo messo in campo da Norda, l’unica alternativa sarebbe un altro fallimento: quello della Sangemini. Ipotesi, però, che sarebbe stata smentita, nel corso della riunione.
Alternative A Pessina sarebbe infatti stato fatto notare che in quella sala aleggiava il fantasma di un ‘convitato di pietra’ (Francesco Agnello, che ha presentato una sua proposta alternativa) e che il tribunale potrebbe essere ‘costretto’ dagli eventi a prenderlo in considerazione. E così, di fatto, si ricomincia da capo: venerdì prossimo nuovo incontro, ancora in prefettura, per provare a far prendere un verso alla faccenda. Anche perché, mentre loro discutevano, di sotto i lavoratori manifestavano. Bloccando per qualche minuto viale della Stazione.
I dubbi Al di là dei, primi e frammentari, giudizi raccolti – tra le organizzazioni sindacali le posizioni non sarebbero propriamente unitarie e commenti ufficiali, per il momento, non ce ne sono – restano intatti tutti i dubbi. Soprattutto perché Pessina avrebbe fatto riferimento ad un’ipotesi che si potrebbe definire ‘composita’: San Gemini – intesa come località – interessa, sì, per la produzione di acqua, ma anche come possibile sede di una piattaforma logistica aziendale. Da utilizzare, ovviamente, come base di appoggio per tutti i marchi che, una volta acquisito quello umbro, farebbero parte del gruppo.
Gli investimenti Tanto che, a proposito di possibili investimenti, si sarebbe rimasti piuttosto sul vago: sia in termini di valori che di tempi. Anche perché il piano industriale – che non è un termine vago, perché dai numeri che ci devono essere scritti si può capire in quale direzione si intende marciare – è non solo importante, ma decisivo. Venerdì, quando si rivedranno – magari saranno un po’ di meno, perché lunedì nel salone della prefettura erano in 58 – non è poi troppo lontano e la curiosità sui numeri potrà essere soddisfatta. Forse.
