di Marco Torricelli
Una specie di roulette russa. La stanno giocando – ma dopo ogni giro di tamburo la pistola non se la puntano alla loro tempia, ma piuttosto su quelle dei lavoratori – i proprietari della Sangemini.
L’advisor Per tutta la giornata di venerdì Matteo Tamburini, il membro dello studio Gnudi di Bologna che sta materialmente seguendo la ‘pratica Sangemini’ ed al quale è stata presentata la proposta del pool composto da Unicredit, Norda e Tramite, ha continuato ad esaminare le carte, in attesa di conoscere – lui come tutti – quale decisione scaturisse dal consiglio di amministrazione di Sangemini. Decisione decisiva, perché se il Cda non ritiene praticabile il percorso ipotizzato, l’azienda è destinata a fallire.
Fallimento Il timore che è tornato a farsi strada, nelle ultime ore, è proprio quello relativo alla effettiva volontà del presidente Roberto Rizzo e dei suoi soci: il timore, per dirla in maniera semplice, è che si preferisca far fallire l’azienda. Per una serie di motivi che, per ovvie ragioni, sono solo ipotizzabili. Ma alcuni dei quali, ed ecco perché viene in mente il paragone con la roulette russa potrebbero però essere oggetto di approfondimento, in caso di fallimento, da parte del pubblico ministero al quale il giudice fallimentare dovrebbe inoltrare le carte in caso di avvio della procedura.
Creditori Perché quando un’azienda fallisce, anche qui la facciamo semplice, la legge prevede che ci siano diversi tipi di creditori e di crediti. Quelli ‘normali’ – a cui tocca aspettare – e quelli ‘privilegiati’, che hanno la precedenza. E siccome tra i creditori privilegiati rientrerebbero – oltre ai lavoratori dipendenti, soprattuto per quanto riguarda il loro trattamento di fine rapporto – anche quelli che a Sangemini hanno offerto delle consulenze – tanto discusse quanto onerose – mai fino in fondo chiarite. La materia, insomma, potrebbe essere oggetto di indagine.
Il dubbio Collegata a questa c’è anche un’altra ipotesi, ancora più inquietante, da non trascurare. E non se la nascondono i possibili acquirenti di Sangemini e i sindacati: se l’azienda fallisce diventa, a conti fatti, molto più appetibile. Rilevarla a quel punto, infatti, sgraverebbe il possibile compratore da parecchi vincoli, lo metterebbe in condizione di fare offerte anche per singole parti (per l’acqua Sangemini e non per Fabia o Amerino, per dire) e gli permetterebbe di non tenere in nessuna considerazione le posizioni, attualmente tutelate dai contratti di lavoro, del personale.
I sindacati Nel pomeriggio di venerdì – anche questo non è ufficiale, ma è certo – i sindacati hanno chiesto formalmente un incontro, urgente, con la proprietà: voglio sapere se è vero che Unicredit, Norda e Tramite hanno presentato la proposta – è vero, ma in tutta questa faccenda l’ufficialità è un optional – e quale sua l’orientamento della Sangemini. Se non avranno una risposta, o se questa dovesse essere negativa, ci si dovrà preparare ad una nuova raffica di scioperi, di manifestazioni e di presidi.
