Inutile anche l'ultimatum del prefetto

di Marco Torricelli

Prima di cominciare, strette di mano e sorrisi. Poi, una volta chiusa la porta, l’aria è cambiata. Il vertice, convocato dal prefetto Bellesini per fare il punto sulla situazione della Sangemini – c’era l’assessore regionale Vincenzo Riommi, c’erano il sindaco e un assessore di San Gemini, c’era la rappresentanza dell’azienda e c’erano i sindacati – quanto meno è servito a mettere un punto fermo.

Una settimana Il prefetto ha guardato dritti in faccia Danilo Trabacca, Ceo del gruppo Rizzo-Bottiglieri-Decarlini e Giuseppe Guerra, direttore generale della Sangemini e ha detto loro con molta chiarezza: «Già una volta mi avete garantito che le cose stavano procedendo per il verso giusto, ma stavolta voglio vedere dei risultati. Se entro la prossima settimana il tribunale non riceverà una proposta di concordato praticabile, interverrò di persona per verificare le varie proposte in campo». E Bellesini, lo ha già dimostrato, è uno che fa sul serio.

Il punto La storia l’ha ripercorsa Danilo Trabacca: «L’unica trattativa che, al momento, l’azienda ritiene di poter portare avanti – ha spiegato – è quella con Norda, perché ha il necessario parere favorevole del mondo bancario». L’uomo del gruppo armatoriale campano proprietario della Sangemini, ha poi confermato che «Norda ha accettato di alzare la propria offerta iniziale, anche alla luce della necessità di trovare un giusto accordo con i creditori e, nel frattempo, noi abbiamo raggiunto un compromesso con quasi tutti questi ultimi». Quasi, perché «da un paio di loro dovremmo avere il ‘via libera’ entro martedì prossimo». Poi, pare di capire, il piano andrà in tribunale.

Il piano Ovvio che il piano a cui fa riferimento l’uomo di Sangemini non potrà essere quello – o almeno solo quello – che è circolato fino ad oggi e nei confronti del quale l’assessore Luciano Bisonni aveva sparato a palle incatenate. Del resto appare chiaro che per essere proposto, con qualche speranza di essere accettato, dovrà contenere ben altri numeri rispetto a quelli – da bagno di sangue, stando sempre a quanto detto da Bisonni  – relativi al personale.

L’assemblea Perché l’assemblea, che si è svolta nello stabilimento subito dopo la fine del vertice in prefettura, non ha riservato sorprese. I lavoratori hanno preso atto delle cose che sono state dette, ma hanno ribadito: «Nessun taglio al personale, nessuno spacchettamento dell’azienda e progetto industriale che faccia ipotizzare non solo la salvaguardia, ma anche lo sviluppo di Sangemini».

La Regione L’assessore Riommi è stato, a sua volta, chiaro: «Il nostro obiettivo è salvare questa azienda e, se sarà necessario, la Regione potrà fare la sua parte, anche sotto il profilo economico, ma solo se la soluzione che verrà prospettata sarà credibile e praticabile». Tanto che anche Riommi ha sollecitato la Sangemini a fare in fretta, a risolvere i contenziosi in corso e presentare il progetto in tribunale.

L’ingiunzione Confermato, intanto, che almeno un creditore ha però delegato i propri legali ad emettere un decreto ingiuntivo nei confronti di Sangemini: il debito dell’azienda, relativo a diversi anni di collaborazione, era di svariate centinaia di migliaia di euro, poi ridotto, in seguito ad una transazione a circa 300, ma la Sangemini avrebbe onorato solo la prima delle rate concordate. E da qui il provvedimento.

Norda Confermato anche l’incontro tra il  prefetto Bellesini e il patron di Norda, Carlo Pessina: i due si sono effettivamente visti, nella giornata di giovedì e l’atteggiamento deciso del prefetto potrebbe essere stato determinato anche dalle cose che l’imprenditore delle acque minerali deve avergli detto e, soprattutto, dai documenti che deve avergli mostrato. Bellesini, insomma, saprebbe molto di più, rispetto a quello che Trabacca e la delegazione di Sangemini gli hanno voluto dire. E la cosa non deve avergli fatto piacere.

Silva Tra le cose che sono state comunicate nel corso del vertice di venerdì mattina, ad esempio, c’è stata un’altra conferma: «Il gruppo Silva e la sua proposta – ha detto il rappresentante aziendale – non hanno ricevuto il gradimento delle banche e per questo motivo si è ritenuto di lasciar cadere una trattativa che è stata ritenuta inutile».

Agnello Come pure inutile, ha fatto capire Trabacca, rischiava di diventare, secondo il parere di Sangemini, anche quella con Francesco Agnelli: «La sua – ha spiegato il Ceo del gruppo – era apparentemente la proposta migliore tra quelle che ci sono state sottoposte, ma era priva di una fidejussione che garantisse l’impegno economico promesso e, siccome qualsiasi trattativa deve essere sempre avallata dal sistema bancario, abbiamo ritenuto di non doverci impegnare».

Parla Agnello Inevitabile verificare la storia della fidejussione e Francesco Agnello scatta come una molla: «A me non serviva nessuna fidejussione – spiega – perché nella proposta che ho presentato, ho inserito una serie di garanzie, rappresentate da beni mobiliari ed immobiliari, in grado di soddisfare tutte le esigenze, tanto è vero che le banche Mps, Bps, Unipol banca, Banco di Napoli e Ge Capital, alle quali io non chiedo nemmeno un euro, erano favorevoli, mentre Unicredit non si è mai espressa al riguardo». Cioè, scusi, lei vuole prendere Sangemini solo con soldi suoi? «Solo ed esclusivamente con soldi miei e le ripeto che metto a garanzia dei beni personali». E allora perché Sangemini dice che la cosa non si può fare? «Non me la vogliono dare – attacca Agnello – perché io non voglio fare un’operazione finanziaria, ma voglio far lavorare quello stabilimento».

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