di Marco Torricelli
Certezze, poche. A parte quella che per avviare la procedura di concordato per la Sangemini serviranno più soldi del previsto. La relazione che i commissari giudiziali del tribunale hanno consegnato al giudice Alessandro Nastri, infatti, è piena di ‘se’, di ‘forse’, di ‘a condizione che’ e, insomma, la patata bollente ce l’ha di nuovo in mano il giudice.
Le ipotesi In merito al passivo, scrivono i commissari, «è doveroso elaborare due ipotesi», tenendo presenti le possibili decisioni del giudice in relazione alle posizioni – privilegiate o chirografe – che saranno assegnate ai creditori Ma, in entrambe le ipotesi, dicono che, in aggiunta agli importi inseriti nel piano concordatario, vanno inserite altre voci e che «la sommatoria di tali voci determina un totale complessivo di euro 3.092.461». Il che fa lievitare il totale della somma necessaria per il concordato a quasi 12 milioni e mezzo di euro.
I dipendenti Altro argomento da chiarire è quello relativo ai dipendenti: «Dalle dichiarazioni di creditori pervenute, è emersa una sostanziale divergenza tra le somme accantonate dalla società, qualificate come ‘fondo cause dipendenti/agenti’, e gli importi comunicati dai creditori, che hanno, limitatamente alle indennità di fine mandato, comunicato somme superiori rispetto agli stanziamenti effettuati».
I dubbi Considerato, scrivono i tecnici, «che questi importi sono relativi a somme che debbono essere accertate, in ipotesi, giudizialmente, ed allo stato attuale non sono certe nel loro ammontare, i commissari, ai fini del voto ed essendo tali somme, indipendentemente dal loro ammontare, tutte di natura privilegiata, prendono in considerazione valori indicati dalla società proponente il concordato senza apportare alcuna variazione».
Il disavanzo Un altro aspetto sul quale i commissari sembrano non prendere posizione è quello relativo «all’accantonamento del disavanzo di gestione, quantificato per i mesi di gennaio e febbraio 2014 in 500 mila euro, gli scriventi rilevano che allo stato attuale non è possibile effettuare una verifica dettagliata di quanto realmente esso sia, pertanto tale approfondimento verrà eseguito nelle successive ed eventuali fasi del concordato e, ai fini della tenuta della procedura, rilevano gli importi indicati dai proponenti».
Le offerte Un elemento interessante, poi, è rappresentato dal fatto che i commissari hanno deciso – anche se, specificano, «al solo fine di informare i creditori» – di fare una cosa inedita: indicano «i soggetti che hanno manifestato interesse, precisando che le proposte di acquisizione e/o di affitto di azienda non debbono essere considerate a nessun titolo parte della procedura concordataria, in quanto la società Sangemini Spa ha depositato la domanda di concordato preventivo individuando, fin da subito, quale soggetto per l’affitto-cessione dell’azienda, il gruppo Norda Spa».
Santa Croce E così si ha la conferma che il 21 marzo «la società ha ricevuto offerta di acquisto/affitto da parte della società Sorgente Santa Croce Spa». Erano stati offerti 19 milioni di euro «con modalità che si riserva di evidenziare, chiedendo di avere una audizione da parte del legale rappresentante». Richiesta ignorata, dicono i commissari.
Agnello E si ha la conferma anche dell’offerta di Francesco Agnello, «per l’acquisto/affitto». I commissari indicano nella loro relazione al giudice Nastri che Agnello aveva offerto «18 milioni di euro per l’acquisto ed il rilancio dell’azienda, somma garantita da apposita fidejussione a prima richiesta»; altri «10 milioni 176 mila e 428 euro da mettere a disposizione del concordato per il soddisfacimento dei creditori»; la «disponibilità di 8 milioni di euro per investimenti tecnici e di marketing per il rilancio della Sangemini spa»; la «disponibilità al subentro nel contratto di affitto stipulato con la Sangemini Acque Spa, anche in caso di interruzione della procedura concordataria, con il mantenimento del posto di lavoro di tutte le maestranze attualmente già assunte da questa società, ad eccezione dei dirigenti, e con un corrispondente aumento del canone di affitto da 100 mila a euro 200 mila euro mensili»; la «valutazione della possibilità di riassunzione dei lavoratori della Fruit, attualmente in cassa integrazione, all’avvio della attività diversificata prevista nel piano industriale». Richiesta ignorata, dicono i commissari.
Le transazioni Ultimo, ma non ultimo in ordine di importanza, è un elemento che viene posto all’attenzione del giudice: «Alla data odierna (la relazione porta la data del 23 luglio; ndr) non sono ancora pervenute le adesioni alle proposte di transazioni previdenziali e fiscali». Cioè, almeno sembra di capire, non è dato di sapere quali siano le intenzioni di Inps e Agenzia delle entrate.
A settembre Il giudice Alessandro Nastri aveva già stabilito; nell’udienza del 27 giugno scorso e nella quale aveva chiesto a Sangemini di riformulare la proposta di concordato ed ai commissari di valutarla; che l’udienza decisiva si svolgerà il 19 settembre. Sempre che prima non ci sia l’ennesimo colpo di scena.
