di Marco Torricelli
Ormai è un classico: le notizie arrivano tardi. E così succede che alle otto di sera vieni a sapere che il tanto temuto baratro, sotto la Sangemini, alla fine si è spalancato. Un creditore si sarebbe fatto avanti – circa 400mila euro la somma in questione – e, insomma, la faccenda precipita.
Fallimento L’indiscrezione, se confermata, vorrebbe dire una sola cosa: sta per partire una procedura tante volte ipotizzata e sempre temuta. Quella fallimentare. E, probabilmente, rappresenterebbe solo l’inizio di un’autentica grandinata di pronunciamenti analoghi, da parte di altri creditori. E il fallimento della Sangemini sarebbe cosa fatta.
I lavoratori Loro, i dipendenti di Sangemini, lo avevano quasi ‘previsto’, quando avevano detto con tragica irruenza, facendo capire di essere arrivati alla frutta: «Tanto vale che l’azienda fallisca e non se ne parli più», e in quella sciagurata frase c’è tutta la rabbia che hanno accumulato in troppi mesi di incertezze e paure.
In Comune Mercoledì mattina una quarantina di loro sono tornati ad ‘occupare’ la sala del consiglio comunale di San Gemini e la tensione si tagliava con il coltello. Ce l’avevano con tutti: con la proprietà, con i possibili compratori, con i politici e i sindacalisti. «Che sia chiaro una volta per tutte – hanno detto e ripetuto, rivolgendosi a questi ultimi – che noi non vi permetteremo di firmare accordi che comprendano tagli occupazionali. O restiamo tutti al lavoro (sul ‘tutti’, peraltro, regnava un po’ di confusione, perché ci si fermava ai 102 di Sangemini, dirigenti esclusi, lasciando fuori pure i 30 della Fruit; ndr) o per noi l’azienda può pure fallire».
L’annuncio Chi ha deciso di uscire definitivamente allo scoperto, invece, è Francesco Agnello. L’imprenditore campano fa sapere che «vista la perdurante situazione di crisi aziendale e le cupe prospettive legate al futuro prossimo èdella Sangemini Spa, sono a confermare il mio interesse nel rilevare l’azienda garantendone la continuità e salvaguardando l’occupazione dei 130 dipendenti».
Presto le carte Agnello poi, spiega: «Confermo che il mio interesse è stato già comunicato tramite offerta vincolante e più volte confermato all’azienda e agli advisor preposti». E annuncia che «a breve, sarà organizzata una conferenza stampa con l’obiettivo di esporre e chiarire pubblicamente i contenuti della proposta, il piano industriale e finanziario; il progetto di sviluppo studiato per la crescita dell’azienda; le previsioni di ampliamento occupazionale».
Il ‘mandato’ Venerdì prossimo, insomma, quando si svolgerà l’ennesimo vertice in Regione – l’assessore Vincenzo Riommi ha convocato la proprietà e i sindacati – i margini di manovra saranno ben stretti. Sempre che la Sangemini si presenti a quell’incontro con qualche novità. E sempre che prima non esca fuori qualche altra sorpresa. L’occasione potrebbe essere, ammesso che l’incontro si svolga veramente, la visita – annunciata ufficiosamente – di Carlo Pessina, il patron della Norda, al prefetto di terni e prevista per giovedì.
Le cifre Emergono, intanto, altri numeri che aiutano a comprendere un po’ meglio – o a confondere ancor di più le acque, chissà – quelle che sono le motivazioni relative al prolungarsi delle trattative in corso. E sono numeri interessanti: la Sangemini, infatti, è vero che deve fare i conti con una pesante situazione debitoria, ma altrettanto vero che ha, in portafoglio, almeno nove milioni – tra crediti (7,5 con alcuni clienti, tra cui lo stesso Silva che si era fatto avanti per rilevarla, e uno e mezzo di ‘magazzino’ – che potrebbero essere interessanti per chi volesse compiere un’operazione di spacchettamento dell’azienda, lasciando i debiti da una parte e spostando i crediti dall’altra. Un’operazione puramente finanziaria, ma non da escludere a priori. Ma forse superata dagli ultimi eventi.
