di Marco Torricelli
Ha deciso di giocarsela a carte scoperte. Dopo aver letto che, secondo la Sangemini, la sua era l’offerta migliore tra quelle presentate, ma che non poteva essere presa in considerazione perché priva della copertura rappresentata da una fidejussione, Francesco Agnello passa al contrattacco.
«Racconto tutto» E ha scelto la strada mediaticamente più produttiva: quella di metterci la faccia. Dopo aver diffuso una nota, nella quale preannunciava di voler dare battaglia, adesso sceglie una strategia più diretta: martedì mattina sarà a Terni ed ha invitato i media in un grande albergo cittadino per raccontare «tutta la verità sulla vicenda» e presentare il suo progetto su «come salvare e rilanciare la Sangemini». Una strada produttiva, ma ovviamente anche impegnativa: le domande, pare ovvio, saranno molte e insidiose, per chi ha garantito di voler prendere la Sangemini «solo ed esclusivamente con soldi miei», mettendo «a garanzia dei beni personali»
Un anno drammatico Quello di martedì, insomma, promette di essere l’ennesimo giorno ‘caldo’ di un anno che, per lo storico marchio delle acque minerali è stato decisamente impegnativo: iniziato con il crescere dell’allarme sulle reali condizioni dell’azienda, proseguito, poi, in un crescendo di paure e polemiche, fino a quello che potrebbe essere l’epilogo, con il passaggio di mano. Sempre che non ci siano colpi di scena.
Norda Dopo la ‘dichiarazione di intenti’ fatta dall’assessore regionale Vincenzo Riommi – la Regione, aveva detto venerdì nel corso del summit in prefettura, potrebbe mettere qualche soldo nell’operazione Norda-Tramite – immediatamente fatta propria dalla Sangemini, che si era impegnata a tenerne conto, si continua infatti a lavorare su un doppio fronte: cercare un compromesso tra quanto offerto da Carlo Pessina e Gianantonio Tramet e quanto richiesto dalla famiglia Rizzo-Bottiglieri, ma anche convincere gli ultimi creditori ad accettare l’idea di rinunciare ad una sostanziosa fetta di quanto ‘avanzano’.
Colpi di coda Senza escludere la possibilità, peraltro fatta intravedere dall’azienda, che ci possano essere ulteriori novità sul fronte Silva: «Non possiamo escludere – avevano detto Danilo Trabacca, Ceo del gruppo Rizzo-Bottiglieri-Decarlini e Giuseppe Guerra, direttore generale della Sangemini – che quelle che al momento sono proposte non adeguatamente accompagnate da elementi di certezza, lo diventino in futuro e, nel caso avvenga, saremo pronti a prenderle in considerazione».
