di M. To.
Una lettera di poche righe. Con la quale i lavoratori della Litoide di San Gemini, azienda controllata dalla famiglia Todini e specializzata nel calcestruzzo – a guidarla è Stefano, uno dei figli del capostipite – sono stati laconicamente informati di doversi considerare ‘in ferie’ fino al 4 aprile prossimo. Per mancanza di lavoro.
La crisi Da tempo l’azienda – che divide il terreno e le attività in una cava con la Calcestruzzi di Cipiccia e Sabatini, alle porte di San Gemini – traballa di brutto e i sindacati Fillea Cgil e Feneal Uil hanno deciso di uscire allo scoperto: «Intanto per contestare, oltre alla sostanza del provvedimento – dice Cristiano Costanzi, della Fillea – anche il metodo. Per i lavoratori dell’edilizia, essere ‘messi in ferie forzate’ significa non percepire la retribuzione, che poi potrà essere erogata dalla Cassa edile solo in un secondo momento e poi questa decisione dell’azienda non è stata oggetto di alcun confronto con i sindacati».
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Gli ammortizzatori Secondo Federico Natalini Foiano, della Feneal, «la Litoide avrebbe potuto e dovuto confrontarsi con noi, per avviare un percorso diverso, che poteva prevedere il ricorso alla cassa integrazione ordinaria o, magari, ipotizzare l’utilizzo di forme diverse di ammortizzatori sociali, tipo il contratto di solidarietà. Invece si è preferito un atteggiamento di chiusura che non comprendiamo».
Cambi al vertice Ma la cosa che preoccupa maggiormente, la decina di lavoratori e i sindacati, «è il repentino e, anche questo mai comunicato, cambio di soggetti a cui è stata affidata la gestione della Litoide, tanto che la comunicazione delle ferie forzate è stata data dall’avvocato Oddi di Todi, a noi sconosciuto, mentre ci risulta che Todini avrebbe anche cambiato lo studio commerciale che seguiva tutte le procedure amministrative».
I dubbi Tra i lavoratori, adesso, c’è paura «perché non sappiamo – dicono i sindacalisti – cosa succederà dopo il 4 aprile e per questo abbiamo chiesto all’azienda un incontro urgente, per capire quali sono le sue reali intenzioni». Si teme, ad esempio, che si sia in progetto l’esternalizzazione dell’attività di estrazione: «A noi, però, le voci e le ipotesi non interessano – concludono Costanzi e Natalini Foiano – e per questo chiediamo a Stefano Todini di parlare chiaro».
