L’agenzia internazionale Standard & Poor’s ha confermato il rating “A+” di controparte a lungo termine della Regione Umbria, con prospettive stabili.

Lo rende noto un comunicato della Regione, che sottolinea come «il rating della Regione Umbria riflette un debito finanziario molto moderato, una liquidità florida e una gestione finanziaria oculata come evidenziato dai conti in pareggio del sistema sanitario regionale». Tra i fattori di criticità del rating, emerge il livello di flessibilità finanziaria molto esigua, comune a tutte le regioni a statuto ordinario, il seppur moderato, saldo netto da finanziare, e il rating della Repubblica Italiana che “limita” il rating della Regione Umbria.

«Il fatto che una delle società più qualificate al mondo nella certificazione dell’affidabilità complessiva di enti pubblici o società private assegni alla Regione Umbria un rating così alto è per noi motivo di grande soddisfazione e, pensiamo, debba inorgoglire tutti gli umbri». Marini aggiunge che «se non fosse per la regola delle agenzie di rating che non possono attribuire ad una istituzione subordinata allo Stato un rating superiore, l’Umbria, come sostiene Standard & Poor’s, otterrebbe una valutazione superiore a quella riconosciuta allo Stato italiano. Ciò è segno di una sana gestione dei conti pubblici e di una riconosciuta stabilità del nostro bilancio. Questo elemento è positivo non soltanto per l’amministrazione regionale – ha concluso la presidente -, ma anche per il complesso delle imprese che operano in Umbria».

Secondo la metodologia di S&P, infatti, il rating sovrano limita il rating della Regione Umbria ad A+. «Qualora il rating dell’Umbria non fosse costretto dal rating sovrano – secondo Palazzo Donini – il merito di credito indicativo della Regione sarebbe aa-. Qualora il rating della Repubblica Italiana fosse rivisto al rialzo, il rating della Regione Umbria subirebbe lo stesso incremento a condizione che il profilo finanziario della Regione rimanga in linea con lo scenario di previsione di base».

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