«La pandemia da coronavirus ha determinato una crisi economica senza precedenti che ha investito in modo significativo anche l’Umbria». Una considerazione lapalissiana ma necessaria quella che apre la bozza su cui è partita la fase di condivisione e concertazione del Defr 2021-2023, Documento di Economica e Finanza Regionale. Un documento che va a tracciare quella che è la visione del futuro dell’economia umbra e i nuovi strumenti a suo supporto.
Concertazione al via L’appuntamento odierno, che si è tenuto in tre diverse fasi in cui la presidente Donatella Tesei ha coinvolto i sindacati, le associazioni datoriali ed infine le associazioni degli agricoltori, è la prima tappa di un più ampio percorso di concertazione estremamente strutturato. «Abbiamo presentato – ha sottolineato Tesei – la struttura e le linee principali del documento. A breve seguiranno una serie di incontri per integrare la bozza illustrata oggi, che rappresenta il terreno su cui lavorare, con i contributi di valore che le parti vorranno proporre, al fine condiviso di redigere un documento quanto mai aderente e funzionale alle esigenze della nostra regione».
Crisi mai vista La base di partenza è l’analisi già resa pubblica da diversi istituti, a partire da Bankitalia per arrivare a Svimez, che prevede un Pil 2020 a -11,1% su base regionale, situazione peggiore rispetto al contesto nazionale (stimata con -9,3%) con un “rimbalzo” nel 2021 positivo ma con un valore pari al +4,7%. Conseguenza è che «il livello dei redditi prodotti in Umbria nell’anno in corso, anche nell’ipotesi migliore, toccherà minimi storici mai raggiunti prima. Inoltre, pur assumendo – come concordano tutte le previsioni – una crescita per il 2021, che pure si attenuerebbe nell’anno successivo, il livello del Pil umbro riuscirebbe a malapena a sfiorare il valore minimo del lungo corso iniziato con la crisi 2008 che, per la regione, è stato raggiunto nell’anno 2014». Inoltre, viene sottolineato, «si tratta di stime che vengono formulate in presenza di uno scenario complesso» in cui «non è possibile prevedere l’evoluzione del contagio e le ripercussioni sull’economia».
Tagli spese per investire In questo quadro incerto, la Regione prova a prefigurare le linee direttrici per la manovra di bilancio per il triennio 2021-2023. Sono: nessun aumento della pressione fiscale e mantenimento delle agevolazioni fiscali esistenti; la necessità di garantire la salvaguardia degli equilibri di bilancio, fortemente condizionata in termini di minori entrate, richiede per il 2021 una maggiore attenzione riguardo al contenimento della spesa corrente ed in particolare delle spese di funzionamento – cui concorre anche il sistema delle Agenzie e organismi regionali – per creare ulteriori spazi di bilancio a favore delle politiche regionali; garantire il forte sostegno agli investimenti; ottimizzazione delle risorse comunitarie derivanti dai Fondi strutturali, dal Fondo di Sviluppo e Coesione e dalle risorse del Next generation Eu (React EU e Recovery Fund); finanziamento del sistema del trasporto pubblico locale; rafforzare azioni e interventi per favorire la ripresa delle attività economiche e delle imprese umbre; incentivare interventi di supporto economico alle famiglie che versano in condizioni disagiate; reperimento delle risorse finanziarie necessarie per il cofinanziamento della nuova programmazione europea 2021-2027.
Incertezza sul Recovery Fund Nell’analisi sulle risorse a disposizione, la bozza prende in considerazione soprattutto i fondi europei. Ma se sui fondi strutturali e la politica di coesione si mettono nero su bianco numeri, sul tanto decantato Recovery Fund, così come per React Eu, si va coi piedi di piombo. «Su tali risorse – si legge – c’è ancora poca chiarezza sul ruolo delle Regioni e sul se e in che misura potrebbero essere loro assegnate. L’avvio dei lavori di elaborazione del Piano nazionale sembra evidenziare che le intenzioni del Governo siano di utilizzare tali strumenti per interventi da parte delle Amministrazioni centrali, relegando le Regioni ad un ruolo – eventuale – di soggetti attuatori di una parte di essi». Sui due strumenti «la Conferenza delle Regioni, sin dal mese di luglio, sta seguendo gli sviluppi del percorso di definizione, attraverso una interlocuzione propositiva e costante con il Governo e i Ministeri competenti. La partita è in corso e, al momento, non è possibile prevedere se e in che misura ci saranno risorse a disposizione della Regione Umbria».
