Da luglio arriverà un piccolo aumento nelle buste paga di molti dipendenti pubblici. Gli importi varieranno a seconda del settore e della qualifica: si parte da poco più di 14 euro al mese per alcune figure della scuola fino a oltre 80 euro per i dirigenti degli enti di ricerca.
Non si tratta però di un vero rinnovo contrattuale, ma dell’indennità di vacanza contrattuale, cioè una somma provvisoria riconosciuta quando i contratti nazionali sono scaduti e le trattative per il rinnovo non sono ancora concluse.
L’aggiornamento degli importi è stato definito dalla Ragioneria generale dello Stato e interesserà diversi comparti della pubblica amministrazione, tra cui ministeri, scuola, sanità, enti locali e forze dell’ordine.
Gli aumenti saranno pagati mensilmente a partire da luglio e si aggiungeranno agli arretrati maturati nei mesi precedenti.
Nel comparto ministeri gli incrementi andranno dai 16,54 euro per gli operatori fino a 49,08 euro per i capi dipartimento. I dirigenti di prima fascia riceveranno 46,23 euro in più al mese, mentre quelli di seconda fascia 38,47 euro. Più contenuti gli aumenti per funzionari e assistenti, rispettivamente di 21,14 e 17,40 euro.
Per la scuola gli importi saranno ancora più bassi. I dirigenti scolastici avranno 36,17 euro in più al mese, mentre per i collaboratori scolastici l’aumento sarà di 14,55 euro. Un insegnante di scuola superiore con un’anzianità tra 21 e 27 anni riceverà circa 28 euro in più, mentre un docente delle medie si fermerà a circa 16 euro. Per gli insegnanti della primaria l’incremento sarà di circa 24 euro.
Anche nella sanità gli aumenti restano limitati. I dirigenti medici avranno circa 38 euro in più al mese, mentre il personale di supporto riceverà poco più di 17 euro. I ricercatori sanitari avranno un incremento di circa 22 euro.
Gli importi più alti riguardano i dirigenti degli enti di ricerca, che potranno arrivare fino a 83,24 euro mensili.
Queste somme resteranno in vigore fino alla firma dei nuovi contratti collettivi nazionali del pubblico impiego. Proprio il ritardo nei rinnovi continua a essere uno dei nodi principali del settore pubblico, con sindacati e lavoratori che chiedono aumenti più consistenti per recuperare almeno in parte l’aumento del costo della vita e dell’inflazione degli ultimi anni.
