di Dan.Bo.

In Umbria tra il 2019 e il 2025 il commercio e il turismo hanno perso 3.146 lavoratori autonomi. Il calo è del 15,8 per cento, con gli addetti indipendenti scesi da 19.853 a 16.707. È quanto emerge da un’elaborazione di Confesercenti sui dati camerali relativi al commercio e alla filiera turistica, che comprende alloggio, ristorazione e agenzie di viaggio.

Il calo La flessione registrata in Umbria risulta leggermente peggiore rispetto alla media nazionale, che si attesta al meno 14,1 per cento, con una differenza di circa 1,7 punti percentuali. Il dato umbro appare invece migliore rispetto all’andamento complessivo del Centro Italia, macroarea che registra la contrazione più forte del Paese con un meno 19,4 per cento. Nel confronto con le altre regioni centrali, l’Umbria è quella che contiene maggiormente le perdite. Le Marche segnano infatti un calo del 25 per cento, il Lazio del 20,4 e la Toscana del 16,9. Nonostante la riduzione di oltre tremila addetti autonomi, la regione mostra quindi una tenuta superiore rispetto ai territori vicini.

In Italia A livello nazionale, secondo Confesercenti, tra il 2019 e il 2025 sono andati persi oltre 177mila addetti autonomi nei due settori oggetto dello studio, pari in media a circa 81 piccoli imprenditori e partite Iva in meno ogni giorno. L’analisi evidenzia anche una forte trasformazione del mercato del lavoro nei due comparti. Nello stesso periodo, infatti, l’occupazione complessiva è aumentata di 351mila unità, pari all’8,4 per cento, grazie esclusivamente alla crescita del lavoro dipendente, salito di 528mila addetti, cioè il 18 per cento in più. Il lavoro autonomo, invece, continua a diminuire. Secondo Confesercenti questo cambiamento sta modificando profondamente la struttura del commercio e del turismo. Nel 2019 un addetto su tre era autonomo, mentre oggi la quota è scesa sotto uno su quattro.

I numeri A pesare maggiormente sul saldo negativo è il commercio al dettaglio, che in sei anni ha perso 135.762 imprenditori, collaboratori e professionisti autonomi, con una flessione del 16,6 per cento. In diminuzione anche la ristorazione, con 45.523 addetti indipendenti in meno, pari al meno 11,9 per cento. Restano stabili le agenzie di viaggio, mentre il settore dell’alloggio cresce di 3.766 autonomi, segnando un aumento del 7,4 per cento, legato soprattutto alla diffusione di case vacanza e bed and breakfast. Le perdite più consistenti in valore assoluto si registrano in Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana. Sul piano percentuale, oltre alle Marche e al Lazio, tra le regioni più colpite figurano Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna.

Gronchi «Il dato segnala una tendenza che va contrastata», osserva il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi. «Un tessuto diffuso di piccole imprese e lavoratori autonomi svolge una funzione economica essenziale: sostiene la densità produttiva dei territori, alimenta concorrenza e pluralismo dell’offerta, crea occupazione e circolazione locale del reddito». Secondo Gronchi, il calo del lavoro autonomo è legato «all’effetto combinato di più fattori: pressione fiscale e amministrativa, costi energetici esplosi dopo la pandemia, locazioni commerciali, difficoltà di accesso al credito, squilibri competitivi con grandi operatori e piattaforme digitali». Per il presidente di Confesercenti servono misure sui costi dell’energia, strumenti per favorire gli investimenti privati, incentivi al ricambio generazionale e maggiori tutele per imprenditori e lavoratori autonomi.

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