di Daniele Bovi
Protesti in netto calo in Umbria nel corso del 2015, anche di più rispetto alla media nazionale. A certificarlo è Unioncamere che ha pubblicato sabato i dati raccolti dalle Camere di commercio. La fotografia scattata parla chiaro: il numero complessivo di assegni è sceso del 27 per cento (quasi sette punti in più della media nazionale) e quello delle cambiali del 28 per cento (dieci punti in meno in Italia). Di oltre il 45 per cento inoltre è diminuito il valore degli assegni, mentre nel resto del paese il calo si è fermato al 26 per cento; da ultimo, per quanto riguarda il valore delle cambiali, si parla di un -34 per cento a fronte di un -25 per cento a livello nazionale. Complessivamente si parla di un totale di 1.162 assegni protestati per un importo totale di 5,2 milioni di euro, mentre le 10.193 cambiali valgono complessivamente 13,3 milioni di euro.
I numeri Guardando alla situazione nelle due province, in quella di Perugia per ovvie ragioni si concentra la maggior parte degli assegni (824) e delle cambiali (7.720): i primi hanno un importo medio di 4.752 euro, mentre le seconde di 1.425 euro; a Terni invece questi due valori scendono rispettivamente a 3.777 e 940 euro. I protesti riguardano il 9,8 per cento delle imprese della regione, che per incidenza percentuale si piazza al nono posto in Italia (la classifica è guidata dalla Calabria, 18,1 per cento e è chiusa dal Trentino, 1,9 per cento). Quelli a carico del mondo economico rappresentano in termini assoluti il 38 per cento del totale (nel 2014 era il 39 per cento), ma la situazione si ribalta se si guarda il valore, per oltre il 64,5 per cento sulle spalle delle imprese, un dato che piazza l’Umbria al terzo posto in Italia (davanti solo Abruzzo con il 66 per cento e le Marche con il 65,3 per cento).
In Italia Per le società il valore medio dei protesti è di 2.755 euro (in Italia la media è di 3.486 euro), mentre più vicino al resto del paese (1.028 euro) è il dato relativo alle persone fisiche, categoria all’interno della quale sono comprese anche le imprese individuali: 905 euro. Insomma, in Umbria il carico dei protesti è pressoché sulle spalle delle imprese, anche se il valore medio è più basso del resto d’Italia. Allargando lo sguardo alla situazione italiana, tra gennaio e dicembre dello scorso anno gli italiani hanno visto 1,3 miliardi di euro in assegni e cambiali rinviate al mittente. Il ‘buco’ è inferiore però di quasi il 25 per cento rispetto a quello del 2014 (quando sfiorò la quota di 1,8 miliardi) ed esattamente della metà rispetto al 2013 (quando superò il valore di 2,6 miliardi di euro). Rispetto all’Umbria si nota una situazione più equilibrata sul fronte del peso complessivo: in Italia infatti 56 per cento (oltre 733 milioni) riguarda le società, mentre il restante 44 per cento (quasi 579 milioni) è rimasto nelle tasche di cittadini e imprenditori individuali insolventi.« L’ulteriore frenata dei “pagherò” scoperti – commenta Unioncamere – sembra riflettere la persistente prudenza degli italiani nell’accettare impegni di pagamento, in un quadro di debolezza degli scambi che risente ancora degli effetti della lunga crisi».
Twitter @DanieleBovi
