Cambiali

di Chiara Fabrizi

Gli umbri ricorrono a cambiali e assegni più che altrove, ma i protesti sono tra i più bassi d’Italia. Sì, perché la regione si piazza al settimo posto per tasso di utilizzo delle cambiali e al quarto per quello degli assegni, come emerge dalla fotografia scattata dall’Istat che ha analizzato i protesti regione per regione con dati delle Camere di Commercio e della Banca d’Italia risalenti al 2019 ed elaborate in oltre 60 tavole pubblicate il 23 settembre scorso.

Protesti giù del 17 per cento In particolare, nel 2019 in Umbria sono stati protestati 4.765 titoli di credito composti quasi esclusivamente da cambiali (4.714) per un valore di 3.916.000 euro e in minima parte dagli assegni (51) per neanche 150 mila euro. Rispetto al 2018, comunque, in Umbria, come nel resto d’Italia, si è registrata una diminuzione dei protesti del 17 per cento, che rappresenta il sesto dato migliore del paese, al top c’è il Friuli con -23,3 per cento. Si può parlare di vero e proprio crollo, invece, se i protesti del 2019 vengono confrontati con quelli del 2013, primo anno di analisi Istat, con l’Umbria che fa registrare -77,6 per cento, ossia la seconda migliore performance italiana. In valori assoluti, poi, in Umbria nel 2019 sono state protestate 1.124 persone giuridiche, quindi imprese, con una variazione percentuale del -34,3 per cento sul 2018, mentre le persone fisiche protestate sono state 3.597 persone fisiche, anche in questo caso in riduzione seppur dell’8,2 per cento.

Più cambiali, ma si pagano Tuttavia, nel 2019 in Umbria si è consumato un maggior ricorso alle cambiali rispetto all’anno precedente, con un dato in controtendenza sul triennio segnato da un trend in diminuzione delle firme sui titoli di credito in questione. Sì, perché in Umbria nel 2019 sono state emesse 128.121 cambiali contro le 116.381 emesse l’anno precedente, con una variazione positiva del 13,9 per cento, che rappresenta la più alta d’Italia. Allargando la comparazione al 2013, però, il ricorso alle cambiali è stato praticamente dimezzato, con -53 per cento. Malgrado l’incremento del 2019 al ricorso a questo titolo di credito i protesti sono diminuiti del 13,2 per cento, mentre il tasso di cambiali protestate su mille emesse è diminuito del 21,2 per cento.

Umbria tra le regioni del Sud In questo quadro, dunque, in Umbria il tasso di utilizzo ogni mille abitanti del titolo di credito è di 147 che, seppur in linea con la media del Centro Italia (152) e nazionale (144), rappresenta il settimo tasso più elevato del paese dietro a Campania (220), Sicilia e Lazio (194), Puglia (184), Lombardia (167) e Calabria (164).

Staccati meno assegni, cubano 3,5 miliardi Discorso a parte per gli assegni, per i quali il protesto è necessario soltanto quando si vuole ottenere il pagamento dall’ultimo beneficiario, in caso di più girate (obbligato in via di regresso), mentre se non ci sono girate, se non quella del diretto beneficiario (è il caso degli assegni con un importo superiore ai mille euro che non sono trasferibili in base alle norme antiriciclaggio), non è necessario protestarlo, in quanto l’assegno rimasto impagato costituisce di per sé un valido titolo per ottenere il pagamento da chi lo ha emesso. In Umbria nel 2019 sono stati emessi  2.037.814 assegni e appena 51 ne sono stati protestati per circa 150 mila euro, con un tasso vicino allo zero. Tuttavia, il tasso di ricorso a questo titolo di credito in Umbria, rapporto tra assegni e mille abitanti, si attesta a 2.337 ed è il quarto più elevato d’Italia: ne staccano più degli umbri soltanto i liguri (tasso quasi a 3 mila), i toscani (2.600), e i valdostani (quasi 2.500). A differenza delle cambiali, il ricorso all’assegno in Umbria è comunque in riduzione rispetto al 2018 quando ne sono stati firmati 2.279.234 con un tasso di 2.605.  Complessivamente, comunque, i circa 2 milioni di assegni firmati hanno cubato complessivamente 3.473.056.330 con valore medio di 1.704 euro, che è il quarto più basso d’Italia dietro a Sardegna, Marche, Valle d’Aosta e Liguria. I 51 assegni protestati hanno un valore medio di 2.939 euro, che è il secondo più basso d’Italia dietro al Lazio, mentre l’ammontare protestato ogni 10 mila euro di ammontare per assegni emessi è il terzo più basso d’Italia con un tasso dello 0,4, meglio fanno solo la Valle d’Aosta con zero e la Provincia Bolzano con 0,2.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.