Gli striscioni appesi per protesta da Federalberghi

di Daniele Bovi
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Un segnale di «disponibilità» ed «equità». Le chiama così il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali le modifiche apportate mercoledì dalla giunta comunale al regolamento che istituisce la tassa di soggiorno. Secondo quanto approvato dall’esecutivo con una preconsiliare, che dovrà quindi superare il vaglio di commissione e consiglio, la tassa si pagherà per dieci pernottamenti al massimo (dall’undicesimo niente tassa), mentre saranno esonerati i pazienti che effettuano cure ospedaliere in regime di day hospital e quelli che, dopo il ricovero, devono proseguire le cure presso altre strutture sanitarie. Infine non pagheranno coloro che assistono degenti ricoverati in strutture sia pubbliche che private (al massimo due persone per paziente) e gli studenti universitari.

Boccali: disponibilità ed equità «Si va incontro – ha spiegato il sindaco Boccali – a delle specifiche esigenze salvaguardando questioni legate alla salute e all’istruzione, due temi sensibili sui quali il Comune ha sempre vigilato e intende continuare a farlo. Ed è evidentemente un segnale di disponibilità a ragionare su come modulare nel senso dell’equità provvedimenti resi necessari dai tagli agli enti locali». Con una punta di polemica poi il sindaco fa notare che dopo le richieste delle associazioni di non applicarla e la sua apertura alla possibilità (purché fossero state trovate risorse alternative), «non sono seguite – scrive Boccali – ipotesi su come reperire le risorse che verrebbero a mancare. Il Comune resta disponibile al confronto con Regione, Camera di commercio e associazioni di categoria per verificare le soluzioni possibili».

Federalberghi delusa Le parziali modifiche al regolamento non soddisfano Federalberghi Perugia che ribadisce la richiesta di abolizione della tassa. «Sono esterrefatto e deluso fino al midollo – dice a Umbria24 Andrea Barberi di Federalberghi Perugia -: l’unica speranza che ho è che queste piccolissime modifiche non facciano cadere l’ipotesi dell’eliminazione». Ipotesi sulla quale l’associazione, assicura Barberi, «è monolitica». Niente ritocchi quindi: gli albergatori perugini vogliono che la tassa sparisca. «Pensavamo di aver convinto la giunta – aggiunge – ma non è stato così. Dopo l’ultimo incontro con i rappresentanti di Regione e Comune speravamo che la Regione trovasse quelle risorse così da poter eliminare la tassa, quel “riconoscimento” chiesto da Boccali. L’esasperazione è talmente alta che abbiamo anche occupato l’aula del consiglio comunale».

Crisi Il no alla tassa Barberi lo giustifica partendo da una situazione del turismo che dipinge così: «Gli arrivi – dice – sono praticamente fermi da 13 anni, i livelli di occupazione media delle strutture sono crollati: 30% per gli alberghi, la metà di quello che si considera un livello di sopravvivenza, e 14% per l’extralberghiero. Ulteriori freni e imposizioni sono quindi fuoriluogo». Da ultimo Barberi mette in evidenza che per gli albergatori perugini si trovano «in situazioni concorrenziali più difficili. Si immagini un albergo a 50 metri dal comune di Corciano: qui c’è la tassa mentre dall’altro lato della strada no. Pensate che spot sarebbe stato veicolare all’esterno il messaggio di un’Umbria dove comune applica la tassa».

La tassa Scattata dal primo gennaio, la tassa di soggiorno prevede un’aliquota che va da un minimo di 50 centesimi di euro per notte e per persona (in una prima versione era un euro) fino ad un massimo di cinque euro. Il gettito servirà «a finanziare – come scritto nella delibera della giunta – interventi in materia di turismo, nonché interventi di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali e ambientali locali, oltre ai relativi servizi pubblici locali».

Le multe Gli ospiti delle strutture «sono tenuti a versare l’imposta al gestore della struttura ricettiva presso la quale sono ospitati» e «il versamento – è scritto nel regolamento – sarà eseguito al momento del pagamento del corrispettivo e comunque entro la fine del periodo di pernottamento». Oltre all’obbligo di versare le somme al Comune poi i gestori avranno anche quello di comunicare ogni tre mesi il numero di coloro che hanno pernottato e di quelli eventualmente esenti (oltre ai casi approvati mercoledì figurano i minori fino a 14 anni e coloro che pernottano in campeggi od ostelli) e il periodo di permanenza. Per chi non versa il dovuto, multe da 50 a 500 euro.

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