di Daniele Bovi
Una provincia di Perugia dove non c’è ancora una ripresa sostenuta, complessivamente più povera e con un tenore di vita al di sotto della media nazionale. In sintesi è questo il quadro tracciato venerdì durante la dodicesima Giornata dell’economia organizzata dalla Camera di commercio di Perugia. Secondo il presidente dell’ente camerale Giorgio Mencaroni «stentano a trovare vigore i cenni di ripresa emersi tra fine 2013 e inizio 2014, mentre restano pesanti la situazione occupazionale, il livello dei consumi e anche l’allargamento della base imprenditoriale. È vero che le imprese perugine mostrano una vitalità maggiore di quelle nazionali, dato che il tasso di sopravvivenza è superiore alla media nazionale, ma complessivamente il tessuto imprenditoriale provinciale si è indebolito e alla fine di marzo lo stock di imprese ha toccato il punto più basso dell’ultimo quinquennio».
I dati I numeri li ha messi sul tavolo il segretario generale dell’ente Mario Pera: 73.541 le imprese a fine 2013, un livello prossimo a quello del 2008, e un saldo negativo pari a 607 unità. Saldo da imputare ad un aumento del tasso di mortalità che passa del 5,5% del 2012 al 6,1% del 2013. Da sottolineare invece il rafforzamento delle società di capitali, realtà più stabili e solide, e il calo di quelle di persone. In questo quadro a soffrire in particolar modo è l’artigianato: 514 le imprese in meno nel 2013. A livello settoriale invece manifattura, agricoltura e trasporti arretrano mentre segni più arrivano da quelle realtà che si occupano di servizi. Segni meno arrivano invece dal fronte occupazione: dal 2008 al 2013 gli umbri in cerca di un lavoro sono passati da 19 mila a 32 mila, con un tasso di disoccupazione che nel primo trimestre ha sfondato abbondantemente il 12%. Giù anche il tasso di occupazione dei giovani fino a 34 anni che nel 2013 si attesta al 46,1%, il livello più basso dal 2005.
I NOMI DELLE AZIENDE E DEI DIPENDENTI PREMIATI
Tenore di vita Il tenore di vita più basso rispetto alla media è testimoniato dal valore del Pil pro-capite: 21.462 euro contro i quasi 26 mila delle regioni del Centro e dei 23 mila del resto del Paese. Segnali positivi invece arrivano dall’export della provincia di Perugia, che ha chiuso il 2013 a +8,4% mentre il dato umbro, fortemente influenzato dal peso dell’acciaio ternano, parla di un -7%. Il problema sta però nella nota minor propensione all’export, di ben dieci inferiore alla media italiana, e nella scarsa innovazione: 10 infatti sono le domande per invenzioni ogni 10 mila imprese, la metà di quanto si registra in Italia. Ed è proprio l’innovazione la via indicata da Pera per uscire dal tunnel: «È necessario investire – ha detto – per agevolare il passaggio verso produzioni ad elevato valore aggiunto, le uniche in grado di consentire vantaggi competitivi non solo nel breve ma anche nel medio e lungo periodo».
L’aggancio Un’Umbria che da sola, secondo la presidente della Regione Catiuscia Marini, non può farcela. Se ripartenza ci sarà, questa infatti dovrà «necessariamente agganciarsi – ha detto nel suo intervento – ad azioni nazionali ed europee che vadano nella direzione di stimolare la crescita». Altra strada è quella delle riforme, da quella per arrivare ad una pubblica amministrazione più efficiente alla revisione delle regole «che sovrintendono – ha spiegato la presidente – il patto di stabilità, e sottrarre a questi vincoli tutte le risorse finanziare orientate a sostenere investimenti pubblici e a cofinanziare l’operatività dei fondi comunitari». Ben un miliardo di euro, secondo Marini, potrebbe essere sbloccato in Umbria se solo quei vincoli venissero allentati». Riferendosi all’occupazione la presidente ha parlato di «emergenza» e di numeri «da Paese in guerra». «Perciò è necessaria – ha aggiunto – una azione da ‘sistema Paese’, che sia indirizzata ai giovani. I dati sull’occupazione giovanile, purtroppo anche in Umbria, sono impressionanti».
Premiati Marini ha poi invitato a «guadare con fiducia» alla prossima fase di programmazione dei fondi europei, che da soli però non bastano ovviamente a superare la crisi, e, riguardo alle politiche per i giovani, «ai vari strumenti nazionali e europei che si stanno mettendo in campo, a cominciare – ha concluso – da ‘garanzia giovani’. Un programma significativo che nella sola Umbria potrà contare su un ammontare di risorse di circa 24 milioni di euro». Nel corso della mattinata poi 39 imprese sono state premiate per i risultati conseguiti, così come cinque dipendenti «che si sono distinti per impegno, capacità e senso del dovere, per almeno 30 anni, di cui 25 alle dipendenze della stessa azienda». Il Premio del lavoro è stato consegnato anche a otto dipendenti della Camera di commercio che hanno raggiunto i 25 anni di servizio. Nel file allegato all’articolo tutti i nomi e le motivazioni.
Twitter @DanieleBovi
