
di Daniele Bovi
Il cielo sopra l’economia della provincia di Perugia nel 2010 è stato un po’ meno buio rispetto al terribile biennio 2008-2009, tanto da far parlare alla Camera di Commercio di Perugia di «inversione di tendenza». Una ripresa però a macchia di leopardo e che presenta ancora numerose criticità. Dello stato di salute dell’economia della provincia di Perugia nel 2010 si è occupata venerdì mattina la Camera di Commercio del capoluogo nel corso della nona Giornata dell’economia, alla quale hanno preso parte il presidente dell’ente Giorgio Mencaroni, la presidente della Regione Catiuscia Marini, il sindaco di Perugia Wladimiro Boccali e il professor Carlo Andrea Bollino. In particolare le note positive riguardano il tasso di natalità delle imprese (ma non quelle artigiane), l’export e il manifatturiero, mentre quelle negative riguardano le piccole imprese e il mercato del lavoro.
L’analisi Attraverso l’analisi di alcuni indicatori fondamentali come il pil procapite, il livello di occupazione, i flussi di export e il tasso di natalità delle imprese emerge un quadro caratterizzato da luci e ombre. Buoni, e che testimoniano una certa vitalità del tessuto imprenditoriale, sono i dati che parlano di un tasso di natalità delle imprese migliorato dell’1% rispetto al 2009. Il saldo positivo è infatti di 716 unità (dato più alto dal 2006), quasi tutte (533) società per azioni. Soffrono invece le aziende artigiane, in calo di 160 unità, mentre gli imprenditori extracomunitari che hanno aperto un’azienda nel Perugino hanno superato la soglia delle 5 mila unità (+ 5,8%).

Cresce la disoccupazione Cresce, ma questa non è una buona notizia, anche il tasso di disoccupazione provinciale (6,9%, dato più alto dal 2004), anche se in maniera più contenuta rispetto alla media nazionale. Particolare attenzione Mencaroni la riserva ai cosiddetti Neet, ovvero a quei giovani umbri (20mila) tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano: «Un dato allarmante – dice – che deve farci riflettere e spingerci a favorire il loro ingresso nel mondo del lavoro». Buono anche il dato che riguarda le esportazioni (1,8 miliardi di euro, +13%), con segni più per quanto riguarda i metalli (+77%), articoli di maglieria (+23%), macchine di impiego generale (+19%) e prodotti alimentari. Uno dei mali cronici dell’economia umbra attiene però il basso livello tecnologico dei prodotti esportati. Come riferito venerdì mattina dal segretario generale della Camera di commercio Mario Pera infatti, solo il 30% dei prodotti umbri esportati è a forte contenuto tecnologico. Così come è storicamente basso il numero di marchi e brevetti depositati.
Il pil procapite Segno più invece per quanto riguarda il pil procapite, in crescita del 2,8% rispetto al 2009 a quota 24.360 euro. Un dato, però, ancora inferiore alla media del Centro Italia (28.610 euro) e a quella nazionale (25.615 euro). Dall’analisi settoriale sul valore aggiunto emerge invece come il settore dei servizi rappresenta la quota prevalente (70%), ma anche in questo caso inferiore alla media dell’Italia (73%) e del Centro (78%). Il futuro, secondo l’ente camerale, riserva per il 2011 una crescita del pil dello 0,9% e dell’1,2% per il biennio 2012-2013. Per quanto riguarda l’occupazione è stimata invece una crescita dello 0,4% nel 2011 e dello 0,5% nel biennio 2012-2013.

Marini: segnali di vitalità «Il dato dell’aumento della base imprenditoriale – ha commentato la presidente della Regione Catiuscia Marini – è un buon indicatore di vivacità, anche se è un dato assoluto che non ci dà la qualità di questa vivacità. Anche nell’occupazione va cercata la qualità, visto che è in diminuzione la quota di laureati richiesti dalle imprese: un fatto, questo, che allarga il divario rispetto alla media nazionale. Così come va data una scossa anche all’export, un fattore strategico di sviluppo delle aziende».
Uscire dalla crisi Fatta la diagnosi, secondo Mencaroni le strade maestre per uscire dalla crisi sono tre: green economy, reti d’impresa e infrastrutture. «Occorre – ha spiegato Mencaroni – pensare il futuro in forme nuove, coniugando sviluppo, sostenibilità e qualità della vita. L’Umbria, purché conservi la sua bellezza, può essere una regione leader per quanto riguarda la green economy. Altrettanto fondamentale sarà il sostegno alle reti di impresa superando gli individualismi e il cambiare rotta sulle infrastrutture».
