di D.B.

Nel decennio che va dal 2012 al 2023 il centro storico di Perugia ha perso il 31 per cento delle attività commerciali mentre quello di Terni il 21. I dati sono stati forniti giovedì dall’Osservatorio sulla demografia di impresa di Confcommercio. In termini assoluti in poco più di dieci anni sono “sparite” 108 attività di commercio al dettaglio a Perugia e 82 a Terni: «Un trend pesante – commenta l’associazione – e che sembra inarrestabile».

Il confronto Nello stesso arco di tempo fuori dal centro di Perugia il calo è stato del 14 per cento mentre a Terni il dato si avvicina a quello della zona centrale: -18 per cento. Il focus di Confcommercio prende in considerazione anche le variazioni tra 2019 e 2023, quando il cuore di Perugia ha perso il 12 per cento dei negozi, mentre in periferia la flessione è stata più bassa (-7 per cento); a Terni, nello stesso periodo, si va dal -8,38 al -5,01 per cento. 

Perugia Se si guarda ai diversi settori, l’unica categoria con il segno più è quella della ricettività e ristorazione. Tra 2012 e 2023 infatti nel centro di Perugia si è passati da 217 a 225, con una leggera flessione nel post pandemia (erano 229 nel 2019); quattro anni in cui è stato registrato un calo significativo invece fuori dal centro (da 575 a 530). Nell’acropoli i bar sono passati da 79 a 62 mentre i ristoranti da 112 a 134; sostanzialmente stabile invece il dato degli alberghi (da 18 a 16), mentre ad aumentare è quello delle «altre forme di alloggio», cioè gli affitti brevi, cresciute da 8 a 13.

Terni Dinamica sostanzialmente sovrapponibile a quella di Terni dove tra 2012 e 2023 alberghi, bar e ristoranti sono passati da 141 a 146: i primi sono passati da 57 a 45 mentre i secondi da 76 a 88. Venendo alla ricettività, per quanto riguardo gli affitti brevi il centro di Terni è passato da 3 a 8 mentre gli alberghi sono rimasti 5. Fuori dalla zona centrale invece alberghi, bar e ristoranti sono diminuiti da 344 a 320, con una flessione attribuibile quasi completamente a bar e ristoranti (da 318 a 296).

Desertificazione «Anche quest’anno, i dati di oggi del nostro Osservatorio ci confermano che nei centri storici chiudono più negozi che nelle periferie», commenta il presidente di Confcommercio Umbria Giorgio Mencaroni. Un trend che «significa meno servizi, vivibilità, sicurezza, attrattività. La riduzione dei livelli di servizio offerto dai negozi in sede fissa confina infatti – prosegue l’associazione – con il rischio di desertificazione commerciale dei centri storici, dove invece vanno richiamati giovani e famiglie, con specifiche politiche attive». 

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