Corso Vannucci (foto F.Troccoli)

Come sono cambiati negli anni della crisi i centri storici di Perugia e Terni in termini di numero di negozi e offerta turistico-ricettiva? Una risposta ha provato a darla Confcommercio in uno studio presentato giovedì che ha preso in considerazione 39 centri storici di medie città italiane, dove vivono circa sette milioni di persone e dove è attivo il 12 per cento del commercio al dettaglio. Undici le categorie di negozi analizzate (alimentari, rivendite di tabacchi, farmacie, carburanti, computer, telefonia, libri, giocattoli, tessili e abbigliamento, ferramenta, mobili e commercio ambulante). Il risultato? 39 città dove si registra una diminuzione del 15 per cento dei negozi «in sede fissa», un boom di quello ambulante e una crescita rilevante del comparto turistico-ricettivo.

Perugia e Terni Venendo all’Umbria, nel centro storico di Perugia è andato perso quasi un negozio su quattro negli anni della crisi, mentre nel resto del territorio comunale la flessione è stata molto più lieve (-8,7 per cento). Dinamica differente a Terni, dove è sparito un negozio su dieci in centro mentre nel resto del territorio il calo è stato del 12,6 per cento. Un comune, quello della città dell’acciaio, dove in centro storico il numero di alberghi, bar e ristoranti è cresciuto del 15 per cento dal 2008 al 2015 (più 17,1 per cento fuori dal centro, mentre per quanto riguarda Perugia non sono stati forniti dati). Una percentuale più alta rispetto al resto d’Italia, dove nel complesso il comparto turistico-ricettivo nei centro storici è cresciuto del 9,8 per cento (del 3 per cento fuori).

Due fenomeni «Ciò – sottolinea Confcommercio potrebbe suggerire il rischio che le zone più centrali si trasformino sempre più in “museo”». Altro dato da sottolineare, quello del numero di abitanti per negozio: la media italiana è di 89,2 mentre a Perugia il numero sale a 108,8; Terni invece è in linea con il resto del paese (90,4). «Dall’analisi presentata oggi – commenta Confcommercio Umbria – emergono sostanzialmente due fenomeni: il primo, che negli ultimi sette anni nei centri storici delle medie città, tra cui Perugia e Terni, c’è stata una forte riduzione di negozi tradizionali, solo parzialmente attenuata dalla crescita del commercio ambulante; il secondo, che in queste stesse città è cresciuto il comparto turistico-ricettivo. Sono dati che confermano il rischio concreto di desertificazione commerciale dei centri storici da noi spesso denunciato, e che va assolutamente scongiurato».

Mettere un argine Per arginare questo fenomeno Confcommercio spiega che bisogna puntare sui bandi regionali per i centri commerciali naturali (un lavoro già partito nei due capoluoghi) fino alle opportunità offerte dall’Agenda urbana regionale e dal protocollo sottoscritto con Anci a luglio, dove si sottolinea il valore delle imprese del settore come soggetti attivi per la rivitalizzazione del territorio.

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