di Marco Torricelli
Il nome è impegnativo e, pure, evocativo. Odessa. Poi uno pensa che, in fondo, si tratta pur sempre di acqua minerale e, banalmente, di plastica e, allora, tutto il fascino si ridimensiona.
Odessa Da lunedì prossimo, comunque, la produzione delle acque minerali Tione (a Orvieto) e Claudia (ad Anguillara, nel Lazio) riprenderanno, ma sotto il controllo di una nuova società – nuova nel senso vero del termine, nel senso che è stata costituita apposta – e che ha rilevato le quote di Sopai, che controllava i due gruppi. La società, si chiama, appunto Odessa.
Nuovi padroni Dei nuovi proprietari di Tione e Claudia poco si sa. Per ora. Ma basta leggere tra le righe dell’annuncio per farsi un’idea: «La società acquirente si compone di figure professionali ed imprenditoriali con oltre 20 anni di storia nel campo del polimero; l’obiettivo dichiarato dalla nuova proprietà è di realizzare una sinergia verticale attraverso la capacità di approvvigionamento delle materie prime (Pet), concretizzare accordi sinergici con società leader nel campo della produzione delle preforme; orizzontale per il tramite di accordi commerciali e di produzione veicolati sulla base di rapporti esistenti da anni nel campo delle acque minerali».
Il Pet Il vero business di Odessa, insomma, sarà quello legato a quella che, banalizzando, chiameremo la plastica: le bottiglie, insomma, molto più di quello che conterranno. Già, perché una certezza è rappresentata dal fatto che i nuovi padroni delle acque minerali Tione e Claudia si siano decisi ad entrare nella partita proprio per il fatto che, per immettere le acque sui mercati è necessario imbottigliarle e, visto che loro fanno proprio bottiglie (e non solo ovviamente), si poteva trovare quelle che fa tanto figo definire ‘sinergie’.
La storia Tra il 2006 e il 2009 Sanpellegrino Nestlé Waters aveva ceduto le acque Tione e Claudia al Gruppo Italiano Ristoro di Orvieto e alla Bse di Monterotondo, che avevano dato vita al gruppo Tione. L’operazione era stata salutata con grande entusiasmo e qualcuno si era spinto a dire che sanciva «la nascita, nel centro Italia, di un nuovo gruppo di acque minerali che ha l’ambizione di conquistare una posizione di leadership in quest’area geografica». Come si sa, non è andata proprio così.
I lavoratori Visto che, però, ad Orvieto sono oltre 50, tra addetti diretti ed indiretti, i lavoratori interessati; mentre 15 sono, invece, gli addetti diretti nel Lazio, quello che la nuova proprietà vuole mettere in evidenza, però, è di puntare «a volumi di lavoro importanti, mantenimento dei livelli occupazionali ed ritorno in termini economici che si ritiene realizzabile nell’arco dei prossimi 24/36 mesi». Per venerdì prossimo, anche per parlare di questo, è prevista una riunione nella sede dell’assessorato regionale all’ambiente.
La Cgil Il sindacato esprime «soddisfazione relativamente all’accordo raggiunto tra le parti, che permetterà la ripresa produttiva dello stabilimento di Orvieto. La difficile fase vissuta negli ultimi mesi deve essere messa alle spalle, la nuova proprietà dovrà dimostrare sul campo quanto affermato ai tavoli sindacali».


