Lo stabilimento Tione

di M. To.

Un possibile acquirente c’è. E questo è un, primo e importante, dato di fatto. Ma i lavoratori della Tione di Orvieto, o almeno un gruppo di essi, non sono tranquilli lo stesso. Anzi. Nasce però un piccolo ‘giallo’: perché alla loro presa di posizione, fa seguito un intervento della Cgil che, di fatto, mette tutto in discussione.

«Situazione disperata» Sono loro stessi ad annunciarlo: «La situazione di questa azienda storica del territorio di Orvieto – dicono – è disperata. Siamo ormai fermi da un anno con la produzione e il marchio è sparito completamente dal mercato. I lavoratori sono in cassa integrazione e con stipendi arretrati. Siamo sull’orlo del fallimento e con i tempi del tribunale scaduti».

L’acquirente E adesso, proseguono «abbiamo appreso che durante un incontro in Regione l’attuale proprietà della Tione ha presentato un possibile acquirente nella figura del signor Giorgio Marcucci, l’ex proprietario della Sepinia». E non sono per niente contenti.

I precedenti Loro, i lavoratori, parlano chiaro: «Sappiamo bene – spiegano – la storia del signor Marcucci e della Sepinia: la società Terme di Sepino Spa è attualmente in concordato preventivo; la società Koral Srl che era stata autorizzata dalla Regione Molise alla gestione del marchio è fallita; la società Terme di Sepino Gestione è inattiva. E questi sono i soggetti che dovrebbero salvarci? Con che piano, con che credibilità?».

Ancora tagli Al momento, insistono i lavoratori della Tione, «l’unica prospettiva è come al solito quella di far pagare il prezzo più alto a noi, con un piano che prevede il taglio della metà delle persone. E intanto il signor Lucrezio (Alessandro Lucrezio, l’amministratore unico; ndr) durante la cui gestione nulla è stato fatto se non continuare a peggiorare le casse dell’azienda, si tiene l’Acqua Claudia e lascia al suo destino la Tione in mano ad un gruppo di imprenditori il cui unico merito è una storia di fallimenti».

L’appello Loro, i lavoratori, dicono di rivolgersi «disperati, alle istituzioni e a tutti quelli che hanno a cuore le sorti della nostra azienda, dei lavoratori e del territorio. Ribadiamo la necessità di un confronto su un piano di sviluppo credibile che dia prospettive future e che garantisca la salvaguardia dei livelli occupazionali, il mantenimento dell’integrità del sito produttivo, una politica di rilancio e valorizzazione dei marchi storici. Vi preghiamo – chiedono – di vigilare affinché non si realizzi questa ennesima beffa. Sappiamo che ci sono state altre offerte e che ci sono altri imprenditori interessati. Vi ricordiamo che le concessioni sono un bene della Regione e dei cittadini che rappresenta. Senza il vostro aiuto un’altra attività produttiva del territorio, con tutti i posti di lavoro diretti ed indiretti e le famiglie che ci sono dietro, andrà persa».

La Cgil Il sindacato di categoria Flai, però, racconta una storia del tutto diversa: «Alla presenza dell’assessore Riommi e del sindaco di Orvieto Germani, l’attuale proprietà ha informato i rappresentanti sindacali di aver depositato presso il tribunale di Terni una proposta di concordato che prevede la ripresa produttiva tramite la costituzione di una newco, formata da una cordata di imprenditori molisani, già impegnati nel settore delle acque minerali, che sarebbe intenzionata a procedere ad un affitto di ramo d’azienda per poi perfezionare in un secondo tempo la proposta di acquisto dello stabilimento di Orvieto».

Scarsi dettagli Non sono stati, dice il sindacato, «forniti dettagli riguardante l’operazione, tanto meno è stato fornito un piano industriale, per questo sarà necessario fare un altro incontro, una volta che il giudice si pronuncerà a favore della proposta depositata». I lavoratori «riunitisi in assemblea sono stati informati subito dopo la riunione dello stato delle cose, in quanto dovranno anche pronunciarsi sulla proposta che verrà avanzata al prossimo incontro presso la Regione Umbria, che speriamo possa avvenire quanto prima».

Azienda a rischio I tempi, conclude la Flai Cgil, «sono molto stretti, ci auguriamo che il giudice prenda una decisione entro la prossima settimana, anche perché ci sono necessità legate all’utilizzo degli ammortizzatori sociali che stanno per scadere. Non sfugge a nessuno che i tempi sono purtroppo ormai scaduti e che tutti i soggetti coinvolti sono chiamati a serrare i tempi per evitare soluzioni drammatiche».

Il dissenso Tra i lavoratori, peraltro, le posizioni sarebbero diversificate: secondo uno di loro, infatti, in riferimento alla nota inviata nei giorni scorsi, dice che «la maggioranza di noi non ha dichiarato assolutamente nulla. Mi dispiace ma non si può prendere il pensiero di uno o due persone e farlo passare per il pensiero di tutti».

La smentita E alla fine, dopo essersi di nuovi riunti in assemblea, «intendono in primo luogo smentire di aver sottoscritto un comunicato stampa a nome dei lavoratori stessi che è stato inviato agli organi d’informazione e alle istituzioni. Gli unici comunicati in cui si riconoscono i lavoratori sono stati condivisi in assemblea e diffusi dalla Cgil tramite il proprio ufficio stampa, e così sarà anche per il futuro. Pertanto intendono prendere le distanze da chi tenta di strumentalizzare la vicenda delicatissima per fini che non coincidono con gli interessi dei lavoratori. Invitano pertanto le istituzioni e la stampa diffidare da fonti che non possano essere verificate. Ribadiamo la necessità di chiudere con celerità la vicenda, sollecitando il tribunale a prendere una decisione nell’assoluta autonomia che contraddistingue l’istituzione, consapevoli che da questa decisione potranno dipendere le sorti dei lavoratori».

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