Olio d'oliva

di Iv. Por.

Un chilo d’olio umbro Dop nel gennaio 2015 costa 8,75 euro con un aumento 17% rispetto ai prezzi del 2013. Ma a livello italiano l’aumento è del 94%. Effetto senza dubbio della gravissima crisi di produzione registrata nell’ultimo anno, che è andata a sommarsi all’aumento dei prezzi già registrato nel 2014. Comincia a tradursi in numeri l’annus horribilis della produzione olearia. Li riporta il “Rapporto sull’olio di oliva” elaborato all’Area Research e Investor Relations di Banca Monte dei Paschi di Siena, che cerca di indagare l’andamento dei mercati. E il risultato è che nel 2015 la produzione non soddisferà la “sete” di olio. E per gli anni a venire ci si interroga su come coprire la richiesta mondiale.

Il perché dell’aumento dei prezzi «In Italia – scrive il rapporto – il 2014 ha registrato la peggior campagna di raccolta delle olive a memoria d’uomo. Il calo della produzione dell’olio d’oliva è stato stimato tra il 35 ed il 40% creando uno shock di mercato che ha prodotto conseguenze rilevanti. La situazione attuale desta grande preoccupazione perché non è circoscritta solo all’Italia ma riguarda anche la Spagna, il maggiore produttore d’olio d’oliva nel mondo. Nel paese iberico il calo di prodotto trasformato è stato di circa il 50%. Visto il grande successo di questa tipica produzione mediterranea nei paesi extraeuropei, in particolare negli Usa, dove i consumi sono aumentati a un tasso medio annuo del 10% durante gli ultimi vent’anni, ci si chiede se il prodotto disponibile sul mercato basterà a soddisfare la domanda, che per il 2015 viene stimata dall’International Olive Oil Council (IOCC) in 2 milioni 823 mila tonnellate a fronte di una produzione di sole 2 milioni 393 mila tonnellate nel mondo. Il deficit produttivo atteso ha già determinato una impensabile impennata dei prezzi dell’olio che, da fine 2013, sono raddoppiati. Su questo fenomeno ha inciso anche la consapevolezza che gli aumenti produttivi attesi in Grecia, Tunisia non riusciranno a compensare i cali in Spagna e Italia».

Raddoppio prezzi Dop e Igp Uno studio dell’area research del Monte dei Paschi di Siena su dati Unaprol e Ismea evidenzia come la variazione dei prezzi abbia riguardato a livello nazionale in modo nettamente superiore gli oli di qualità, il cui prezzo è quasi raddoppiato in due anni (+94% con un prezzo attestato a 5,71 euro al chilo), e meno quelli di qualità più bassa (vergine +66% con un prezzo di 3,69 e lampante +26% a 2,22).

Italia a macchia di leopardo Nelle dinamiche dei prezzi per singole regioni dei prodotti dop e Igp emerge come la crescita sia stata a macchia di leopardo: +68% il Dauno, +57% Colline Salernitane, +52% Cilento, +50% Terre di Siena, + 28% Riviera dei Fiori, +24% laghi lombardi, +21% Riviera Ligure, +17% Umbria e Canino, +16% Monti Iblei. In una panoramica dei prezzi che fa del nostro paese un caleidoscopio di possibilità: si va dai 19,75 euro al chilo del Veneto e del Brisighella ai 5,8 del Dauno. In genere gli oli del Sud non superano gli 8 euro, mentre gli umbri e toscani viaggiano intorno ai 10 e quelli liguri, lombardi e veneti siano sopra questa soglia. Un quadro di grandissima frammentazione che non aiuta la produzione italiana sui mercati globali.

Produzione mondiale: crescono Grecia e Tunisia Per il 2015 è previsto un calo della produzione di olio d’oliva del 27% nel mondo e del 38% in Europa, a causa della campagna della raccolta delle olive del 2014 che, come abbiamo visto, è stata estremamente negativa. La produzione europea di olio dovrebbe essere pari a 1 milione 532 mila tonnellate rispetto alle 2 milioni 432 mila tonnellate dell’anno precedente. Nel 2015 la quota di mercato della produzione di olio spagnolo dovrebbe contrarsi dal 54% al 34% dell’intera produzione mondiale. L’Italia, per la quale è previsto un calo notevole della produzione, non dovrebbe fare registrare un cambiamento sostanziale della sua quota di mercato, che passerebbe dal 14 al 13%. Notevole il progresso della Grecia, che dopo molti anni tornerebbe ad eguagliare l’Italia con un aumento produttivo e la stessa quota di mercato. Il balzo in avanti più significativo lo compie la Tunisia, che vede la quota di mercato salire dal 2 all’11% con un quantitativo previsto pari a 260 mila tonnellate di olio d’oliva prodotto. Anche per questo cresce l’allarme per possibili frodi sull’olio italiano.

Consumo: aumenta la sete di olio I dati diffusi dall’International Olive Oil Council (IOCC) indicano che su circa 3 milioni di tonnellate di olio di oliva consumate nel mondo nel 2014, Italia, Spagna e Grecia insieme detengono la quota dei consumi più elevati, pari al 42%. Ma è proprio il nostro paese a fare la parte del leone essendo il primo consumatore di olio di oliva nel mondo con 620 mila tonnellate nel 2014, pari a circa il 20% dei consumi complessivi: a fronte di una produzione che è assai inferiore, l’Italia deve importare gran parte dell’olio necessario per soddisfare il suo fabbisogno. Molto interessante anche l’importanza degli Usa nel mercato di consumo dell’olio d’oliva, che è cresciuta molto durante gli ultimi 20 anni. Basti pensare che mentre la crescita dei consumi di olio di oliva a livello globale è stata del 3,4% medio annuo, da 1 milione 666 mila tonnellate nel 1991 sino a oltre 3 milioni nel 2014, negli Usa la crescita media annuale dei consumi nello stesso arco temporale è stata del 10%, da 88 mila tonnellate a 301 mila nel 2014. In Australia la crescita è stata di circa l’11%, ma su ordini di grandezza più piccoli. Sorprendente la performance del mercato giapponese: nel paese del sol levante la crescita media annuale è stata del 52% passando da sole 4 mila tonnellate nel 1991 a 54 mila tonnellate nel 2014. Attenzione quindi anche alla Cina negli anni a venire.