In Umbria non c’è solo la vertenza Tk Ast a tenere centinaia di famiglie con il fiato sospeso. Domenica infatti scadrà la cassa integrazione per i lavoratori della ex Antonio Merloni, con la conseguenza che 630 persone rischiano di essere licenziate. Martedì le segreterie di Fim, Fiom e Uilm di Marche e Umbria hanno incontrato Giovanni Porcarelli, presidente della J&P Industries per fare il punto della situazione e insieme hanno deciso di chiedere un confronto ai presidenti di Umbria e Marche, Catiuscia Marini e Gianmario Spacca, «in considerazione – scrivono – del preoccupante stato d’incertezza sulle prospettive dell’attività della J&P Industries. Siamo stanchi di aspettare».
Iniziative Un incontro al quale è stato invitato anche Porcarelli «per definire – spiegano Cgil, Cisl e Uil – le iniziative necessarie da adottare nei confronti del Governo, al fine di garantire una definitiva e positiva soluzione per l’economia e l’occupazione di un territorio già pesantemente colpito dall’attuale crisi». La situazione è precipitata da quando la Corte d’appello del Tribunale di Ancona ha deciso di confermare la sentenza di primo grado, annullando così la vendita della ex Antonio Merloni alla J&P. Una decisione, arrivata in seguito al ricorso fatto dalle banche creditrici, che i giudici hanno motivato spiegando che il prezzo di vendita era troppo basso rispetto al reale valore della Merloni: 12,2 milioni di euro invece che 54. Per quanto riguarda i mesi di cassa integrazione attesi dagli operai, nei giorni scorsi è stato firmato il decreto che dà il via libera ai pagamenti.
