Francesco De Rebotti

di M. To.

Una storia, anzi, cinque storie. Fatte di un lavoro che diventa sempre più precario e, con esso, anche le prospettive di vita futura.

Precarie Le cinque storie sono di donne che, dopo essere transitate nelle liste relative agli Lsu (i lavoratori socialmente utili) ed essere impiegate – dalla Cosp Tecno Service – come collaboratrici scolastiche nella direzione didattica di Narni e Narni Scalo, hanno visto il loro lavoro ‘contrarsi’ e diventare sempre più precario: «Passando dal ‘tempo pieno’ del 1997  – racconta una di loro, Gabriella Falocco, che rappresenta anche il sindacato autonomo Usb – alle 27 ore mensili, per 10 mesi, nel 2014».

Promesse mancate Gli obiettivi «che portarono alla definizione dei lavoratori socialmente utili – dice Gabriella Falocco – erano quelli del reinserimento lavorativo e così infatti è stato per una quindicina di altri ai quali, nel 1997, venne trovata una collocazione al Comune di Narni, ma non così per noi impiegate nella scuola, che adesso ci ritroviamo in una situazione drammatica, visto che oggi abbiamo uno stipendio che nelle statistiche nazionali si colloca sotto la soglia di povertà e la prospettiva è solo quella del peggioramento».

Problema serio Sono circa 190 in Umbria – e 16mila in Italia – a vivere una situazione simile: «Costrette a periodi di cassa in deroga sempre più frequenti e con gli ulteriori tagli al servizio decisi dal Miur (per l’area che comprende l’Umbria il taglio è stato del 45%; ndr), a breve l’unica cosa che diventerà stabile – dice la delegata Usb – sarà il peggioramento delle nostre condizioni con salari sempre più bassi e periodi di non lavoro non coperti nemmeno dagli ammortizzatori sociali».

La richiesta Le cinque lavoratrici sono state ricevute dal sindaco, Francesco De Rebotti, «al quale abbiamo chiesto di intervenire, perché lo stato di diritto non si basa sulla sfortuna, ma sulle regole; non sulla discriminazione, ma sull’inclusione». Ma soprattutto, dicono le cinque lavoratrici, «perché se la stabilizzazione non è stata garantita con l’affidamento alle scuole e l’assunzione nelle aziende appaltatrici, non può valere il detto che ‘ormai è andata così’ e lo scaricabarile che, sia a livello di ministeri che di ex-enti utilizzatori, sembra essere l’unica e facile risposta di chi ha deciso nel passato e può ancora prendersi carico del problema per il futuro».

Il sindaco L’ultimo giorno dello scorso anno, dice Gabriella Falocco, «il sindaco si è impegnato ad analizzare bene la vicenda e non abbiamo abbandonato la speranza che ci aiuti». E lui, Francesco De Rebotti, dopo aver premesso che «per me i cinque posti di lavoro in questione valgono come gli oltre 100 della Sgl Carbon», spiega: «Ho avuto un incontro l’azienda per le quali le cinque donne lavorano e, dopo aver avuto l’assicurazione che il loro porto di lavoro non è a rischio, ho chiesto che si verifichino tutte le possibilità che potrebbero portare ad un innalzamento del loro monte-ore lavorativo. Con Cosp il dialogo è aperto e non abbiamo nessuna intenzione di lasciare queste persone al loro destino»

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