Una manifestazione alla Sgl Carbon

di Marco Torricelli

Lo vogliono chiudere, ormai è chiaro. Sgl Group, la multinazionale tedesca che controlla la Carbon di Narni, nega di averlo già deciso, ma non vuole discutere delle possibili misure che potrebbero salvare lo stabilimento narnese.

Al ministero Davanti ai sottosegretari Claudio De Vicenti e Giampietro Castano, il responsabile della linea elettrodi-grafite del gruppo, Klaus Unterharnscheidt e gli altri emissari dell’azienda, hanno semplicemente rifiutato la possibilità di aprire quello che in gergo si chiama un tavolo di trattativa. «Non è servito – dice l’assessore narnese Marco De Arcangelis – ipotizzare ulteriori ribassi del costo dell’energia, offrire il massimo della disponibilità e garantire una trattativa equilibrata. Hanno detto ‘no’ a tutto».

La decisione Da parte di Sgl Group, peraltro «non è stato confermato il proposito della chiusura del sito narnese – dice il sindaco Francesco De Rebotti – ma le loro intenzioni appaiono ormai chiare e riteniamo, a questo punto, indispensabile che il governo, attraverso il presidente del consiglio Letta, si renda protagonista di un’iniziativa ufficiale nei confronti della proprietà, mentre noi continueremo a fare per intero la nostra parte».

I sindacati «Se prima di entrare al ministero eravamo preoccupati – dicono i sindacalisti presenti all’incontro – uscendo lo siamo ancora di più, perché l’atteggiamento di chiusura riscontrato non ci permette di intravvedere spiragli positivi nella vicenda». E dicono con chiarezza che «questi stanno solo prendendo tempo, anche perché sanno che all’interno dello stabilimento sono stoccate delle merci di grande valore, ma possono star certi che da lì non usciranno».

La ‘filiera’ La paura si è fatta concreta, nel corso del vertice, soprattutto quando i rappresentanti di Sgl Group «hanno detto che qualsiasi decisione verrà presa, non influirà sui livelli delle forniture di elettrodi alla filiera degli utilizzatori italiani, che sarebbe comunque garantita anche dagli stabilimenti esteri». Cosa che è suonata come un de profundis anticipato «ed ha indotto il sottosegretario Castano ad intimare di non prendere alcuna decisione prima di un nuovo incontro, che verrà convocato entro la prossima settimana».

Lo scontro Dalle parole dei sindacalisti, comunque, emerge con chiarezza la volontà di ‘alzare il livello’ dello scontro con la multinazionale: «Ci confronteremo con i lavoratori (sono 110; ndr) in assemblea – confermano – ma è evidente che a simili atteggiamenti, che hanno provocato una reazione insolitamente dura anche da parte dei rappresentanti del governo, vanno date delle risposte adeguate e, perché no, anche clamorose»

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