di Daniele Bovi e Chiara Fabrizi
Da una parte il processo di fusione tra le Casse di risparmio dell’Umbria che va avanti, dall’altra i movimenti dentro la Banca popolare di Spoleto che, mercoledì, si è vista ulteriormente tagliare dall’agenzia Moody’s il rating sui depositi a lungo termine da Ba2 a B3. Questo mentre la banca di palazzo Pianciani è impegnata, con tempi più lunghi del previsto, nella ricerca di un acquirente per quanto riguarda le quote in mano a Mps che l’istituto senese ha deciso di vendere alla fine del luglio scorso. Bps, così come stabilito negli accordi tra le due banche, ha tempo fino al 30 gennaio per trovare un nuovo partner a cui vendere quel 26% che vale qualcosa come 73 milioni di euro. Liquidità a sufficienza in cassa non ce n’è, quindi bisogna ricorrere al mercato. Una missione che porterà avanti Imi Sanpaolo (facente parte del gruppo Intesa), l’advisor individuato da palazzo Pianciani per trovare altri acquirenti.
Tempi Sui tempi la banca spoletina non si sbilancia, fatto sta che si andrà ben oltre rispetto a quel 15 ottobre indicato il 21 settembre scorso da Giovannino Antonini, numero uno di Scs (la cooperativa che controlla il 51% di Bps), in una intervista all’agenzia Bloomberg: Antonini spiegava di aver «ricevuto sette, otto offerte per acquistare la partecipazione». I nomi dei possibili investitori Antonini nel corso dell’intervista non li ha fatti, ma da quanto riferito dallo stesso numero uno sul piatto ci sarebbero state due offerte dall’Italia, tre da banche di investimento francesi e svizzere così come altre sarebbero arrivate da assicurazioni e fondi pensione. Sui tempi dal quartier generale nessuno si sbilancia, ma indicativamente si potrebbe chiudere in un periodo che va dalla fine di novembre ai primi di dicembre. Di certo, più in là del 30 gennaio non si può andare.
Rating tagliato Per quanto riguarda il taglio del rating invece, già a livello junk (spazzatura), questo viene spiegato dall’agenzia per i timori attorno alla qualità degli attivi dell’istituto e alla sua capacità di generazione interna di capitale, insieme all’incertezza sulla struttura dell’azionariato (vedi il caso delle azioni Mps). Inoltre l’agenzia ha tagliato anche quello sulla forza finanziaria da D a E/caa2. Entrambe le valutazioni sono sotto osservazione «con direzione incerta». In merito a quest’ultima valutazione l’agenzia nella nota spiega che «il downgrade della valutazione stand-alone a E/caa2 riflette la visione di Moody’s di una maggiore probabilità che la banca possa richiedere un supporto esterno». L’agenzia ritiene tuttavia poco probabile un sostegno di tipo sistemico per l’istituto, oggetto di una ispezione da parte della Banca d’Italia e che dovrà avviare un aumento di capitale per risollevare i deboli coefficienti patrimoniali.
Casse dell’Umbria Intanto, come detto, prosegue il piano di fusioni che porterà alla futura Cassa di risparmio dell’Umbria nell’ambito delle controllate di Intesa Sanpaolo. L’assemblea dei soci della Cassa di risparmio di Spoleto infatti ha approvato giovedì la fusione per incorporazione di Cassa di risparmio Città di Castello, Cassa di risparmio di Foligno e Cassa di risparmio di Terni e Narni in Cassa di risparmio di Spoleto Spa, che assumerà la nuova denominazione di Casse di risparmio dell’Umbria Spa. L’operazione avrà efficacia nel novembre prossimo «e consentirà di razionalizzare l’assetto organizzativo del gruppo sul territorio, migliorandone l’azione commerciale e il modello di servizio».
Le operazioni L’assemblea odierna ha anche approvato altre due operazioni straordinarie, e cioè il trasferimento alla nuova banca delle filiali umbre di Banca Cr Firenze e di Intesa Sanpaolo attraverso, rispettivamente, una scissione non proporzionale di un ramo d’azienda di Banca Cr Firenze, costituito da 17 punti operativi, e il conferimento, da parte di Intesa Sanpaolo, di un ramo d’azienda costituito da dieci punti operativi. Successivamente alla fusione – continua la nota – vista l’originaria presenza di azionisti privati in Cassa di risparmio di Foligno ed in Cassa di Risparmio di Spoleto, il capitale sociale della nuova banca (controllata quasi totalmente da Banca Cr Firenze Spa) sarà composto da azioni ordinarie e azioni privilegiate, queste ultime possedute da un numero contenuto di azionisti privati.

