
di Daniele Bovi e Chiara Fabrizi
Altro che l’aumento di capitale del quale si discuteva non più tardi di due settimane fa. A meno di 48 ore dalla visita in Umbria del nuovo presidente Alessandro Profumo, il Monte dei Paschi di Siena rompe il matrimonio con la Banca popolare di Spoleto. Con una nota diramata nelle prime ore di venerdì infatti la banca senese ha comunicato alla Spoleto credito e servizi, la coop che controlla Bps, la disdetta dell’accordo parasociale. Una decisione che, con tutta probabilità, è stata prospettata alla presidente della Regione Catiuscia Marini nel corso dell’incontro con Profumo di due giorni fa. Stipulato il 30 marzo 2010 tra gli azionisti Spoleto-credito e servizi Società Cooperativa e Banca Monte dei Paschi di Siena, l’accordo aveva ad oggetto 22.972.924 azioni ordinarie di Banca Popolare di Spoleto, pari al 77,22% del capitale sociale, quotate presso il mercato telematico azionario. Non più tardi del 13 luglio scorso, a proposito delle voci che volevano Mps pronta a sottoscrivere una ricapitalizzazione da sette milioni di euro, la banca senese precisava in una nota che «in merito all’operazione di aumento di capitale sociale di Banca Popolare di Spoleto, i propri organi deliberanti non hanno al momento ancora preso alcuna decisione».
Rapporti deteriorati Alla base della scelta comunicata venerdì il deterioramento dei rapporti con la banca spoletina generato, in primis, dalla ormai nota relazione di Bankitalia che aveva sconquassato palazzo Pianciani. In più Rocca Salimbeni, quartier generale di Mps, non condividerebbe in pieno il percorso che Spoleto vuole portare avanti. Il piano industriale di riasetto varato da Profumo ha imboccato una strada che non passa più per Spoleto. Ora la Spoleto credito e servizi avrà sei mesi di tempo per ricomprare le quote detenute dal Monte dei Paschi di Siena.
Riunione d’urgenza Il presidente della Scs, Giovannino Antonini, raggiunto telefonicamente da Umbria24 spiega: «Sto entrando ora in sede, so che questa mattina è arrivata la comunicazione del Monte dei Paschi, ma non l’ho ancora vista». Commenti, insomma, rimandanti di qualche ora. A prendere tempo è anche il dg della Scs, Alessandro Cardarelli, così come alcuni dei membri del Consiglio d’amministrazione della holding cooperativa socio di maggioranza della Bps. Ma l’atmosfera, inutile dirlo, è a dir poco tesa. A palazzo Pianciani, stando a quanto risulta, sarebbe in corso una riunione d’urgenza.
Scs: vaglieremo le offerte In una nota diramata dalla Scs nel pomeriggio la coop che controlla Bps definisce «irrevocabile» la decisione di Mps. La società ora si dice pronta a vagliare «le diverse manifestazioni di interesse all’acquisizione delle quote che sono pervenute, sin da questi primi momenti, al management di Scs». «L’attenzione dimostrata dagli investitori – è detto ancora – è certamente da porre in relazione agli ottimi risultati che la Banca Popolare di Spoleto sta ottenendo nel 2012. Si tratta di risultati che inorgogliscono ancora di più, considerato il particolare periodo di crisi economica che stiamo attraversando». Dalla cooperativa tengono poi a precisare che il rapporto con Mps «si è sviluppato nel tempo in maniera corretta ed è sempre stato improntato a criteri di massima e proficua collaborazione. Scs non può, dunque, che prendere atto del fatto che il nuovo disegno strategico della Bmps non prevede più l’interesse a detenere un quota di partecipazione minoritaria nella Banca Popolare di Spoleto». «L’interesse suscitato negli investitori testimonia – è detto infine – che le scelte direzionali dei rispettivi management, sono sempre state corrette».
L’inchiesta della procura Prima di questo ultimo terremoto finanziario, Bps è stata al centro di quello giudiziario che ha coinvolto l’ex presidente della Bps, oggi numero uno della Spoleto Credito e Servizi, Giovannino Antonini, il figlio Alberto Antonini e pure quello dell’ex direttore generale della Bps, il professore ternano della Luiss, Alfredo Pallini e altre 14 persone. Tutti hanno ricevuto un avviso di garanzia contestualmente alle perquisizioni avvenute in banca a Spoleto. A loro carico la procura della Repubblica di Spoleto ipotizza i reati di appropriazione indebita aggravata e ostacolo all’Autorità pubblica di vigilanza. L’appropriazione indebita riguarderebbe delle somme, secondo l’accusa erogate illecitamente, utili a finanziare alcune attività imprenditoriali. L’altra accusa invece è legata, sempre secondo la procura, all’aver ostacolato il lavoro di controllo della Banca d’Italia, i cui ispettori sono rimasti nel quartier generale della Bps dal primo febbraio al primo giugno 2010. Tutti gli indagati rivendicano la correttezza del loro operato.

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