Quali sono le industrie della metalmeccanica in Umbria che fattura di più? A dare una risposta è una rilevazione di Esg89, anche se tutti gli umbri sanno o dovrebbero sapere chi c’è in cima alla classifica dei migliori, ossia Acciai speciali Terni spa (Ast) che ha chiuso il 2024 con un fatturato di quasi 2,4 miliardi e un utile netto di 32,4 milioni.

Meno scontato il resto della classifica: al secondo posto, secondo Esg89, si colloca il Gruppo Tiberina con Metalmeccanica Tiberina srl e Tiberina Holding che nel 2024 hanno fatturato rispettivamente 728,6 milioni e 540,6 milioni con un utile complessivo di quasi 55,7 milioni. Tra le migliori anche la Umbragroup di Foligno, società leader nei sistemi di movimento ad alta precisione per l’aerospaziale, la difesa e l’industria che ha realizzato un fatturato di 255,7 milioni euro di fatturato e un utile netto a 13,9 milioni. Segue la Sitem di Trevi (239,2 milioni); il Tubificio di Terni srl del Gruppo Ast (77,6 milioni di fatturato); la Meccanotecnica umbra di Campello sul Clitunno (76,7 milioni); la Cmc spa di Città di Castello (71,6 milioni); Faist componenti spa di Montone (71,2 milioni); e Ncm di Foligno (70,9 milioni).

Esg89, poi, nella sua rilevazione segnala che «tra le migliori 100 aziende della meccanica con sede legale in Umbria, solo sette compagini nel 2024 hanno chiuso l’esercizio in perdita, a significare – è il commento – di quanto la grande tradizione del comparto in regione possa garantire un livello di redditività adeguato». Infine, va segnalato che le «migliori 100 aziende del comparto nel hanno fatturato complessivamente quasi 6 miliardi, mentre nel 2023 si erano attestate a 6,2 miliardi». Se il fatturato mostra una leggera flessione, la redditività, e quindi gli ultimi, sono in lieve crescita «essendo passati dai 196 milioni del 2023 ai 201 milioni del 2024, anche se – come sottolinea l’analisi di Esg89 – le prime quattro società per fatturato producono da sole un utile netto complessivo di 102 milioni».

«Le aziende dell’industria meccanica e dell’indotto costituiscono l’ossatura principale della manifattura regionale sia per addetti che per valore», sottolinea Giovanni Giorgetti presidente di Esg89: «L’Italia, come l’Umbria, ha una grande tradizione in questo macro-settore e rappresenta un fattore determinante anche sul fronte occupazionale. L’andamento riflette il clima di incertezza dei mercati e le difficoltà operative che molte realtà stanno affrontando in questi mesi. L’analisi sull’export, inoltre, mostra un’istantanea della situazione caratterizzata da segnali di lieve contrazione. Le cause sono legate a un insieme di fattori che vanno dall’aumento dei costi energetici alla volatilità delle materie prime, fino alle tensioni geopolitiche; tutti elementi che in futuro potrebbero comprimere redditività e occupazione».

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