di M.T.
In Umbria l’innovazione green è presente ma con un’intensità ancora inferiore rispetto ai grandi poli manifatturieri del Nord, pur mostrando segnali di crescita coerenti con il quadro nazionale delineato dal rapporto Competitivi perché sostenibili di Fondazione Symbola e Unioncamere. L’Italia, terza in Europa per numero di brevetti green e per quota di imprese che brevettano tecnologie ambientali, offre un contesto nel quale anche il sistema produttivo umbro si muove, seppur con dimensioni e capacità più contenute.
Lo studio, presentato al ministero delle Imprese e del Made in Italy da Ermete Realacci, Giuseppe Tripoli e dal ministro Adolfo Urso, fotografa un Paese in cui il 38,7% delle imprese ha realizzato eco-investimenti tra il 2019 e il 2024, pari a 578.450 aziende. In Umbria, secondo le elaborazioni Unioncamere sui dati del sistema camerale, la quota di imprese che ha investito in tecnologie e processi a valenza ambientale nello stesso periodo si colloca poco sotto la media nazionale, attorno a un terzo del totale, con una maggiore concentrazione nel manifatturiero e nelle costruzioni legate all’efficienza energetica.
Sul fronte dei brevetti green, l’Italia registra 16,5 imprese brevettatrici ogni 1.000, contro le 21,6 della Germania e le 18,9 dell’Austria. In Umbria il dato è più basso e riflette la struttura dimensionale del tessuto produttivo regionale: le imprese brevettatrici in ambito ambientale rappresentano una quota ridotta del totale, con un’incidenza stimata inferiore a 10 ogni 1.000 imprese. Un valore che colloca la regione lontana dalle performance delle aree a forte industrializzazione, ma che evidenzia comunque la presenza di nuclei di innovazione legati alla meccanica, ai materiali avanzati, all’edilizia sostenibile e alla gestione dei rifiuti.
I settori in cui si concentra l’innovazione verde nazionale – mobilità sostenibile, efficienza energetica degli edifici, gestione delle acque reflue e dei rifiuti, tecnologie Ict per la mitigazione climatica – trovano riscontri anche in Umbria, sebbene su scala ridotta. In particolare, l’efficienza energetica in edilizia rappresenta uno degli ambiti più dinamici, anche in relazione agli incentivi degli ultimi anni, mentre la manifattura regionale intercetta in parte la spinta verso l’economia circolare, soprattutto nei comparti della meccanica e della chimica verde.
A livello nazionale, l’81,9% delle domande di brevetto green è presentato dalle imprese, il 12,9% da persone fisiche e solo il 5,2% da enti. In Umbria il peso delle imprese resta centrale, ma emerge con maggiore evidenza il ruolo di università e centri di ricerca, che spesso generano innovazione non sempre tradotta in titoli di proprietà intellettuale. Un limite che, come sottolineato da Realacci, deriva anche da una cultura industriale poco orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati della ricerca.
Il legame tra innovazione verde e competitività, evidenziato dal rapporto, è particolarmente rilevante per una regione come l’Umbria. A livello nazionale, le imprese che brevettano tecnologie green generano in media 382 milioni di euro di fatturato contro i 41 milioni delle imprese non green, con una produttività pari a 144mila euro di valore aggiunto per addetto, rispetto ai 92mila delle altre. Sono inoltre più internazionalizzate: il 57,8% esporta, per un valore complessivo superiore a 63 miliardi di euro, e impiega una quota più alta di laureati, pari al 29,7%. In Umbria, dove l’export manifatturiero rappresenta una componente essenziale dell’economia regionale, le imprese innovative sul fronte ambientale mostrano performance migliori in termini di apertura ai mercati esteri e qualità del capitale umano, pur partendo da basi dimensionali più contenute.
Il manifatturiero, che a livello nazionale concentra il 59% dei brevetti green, è anche in Umbria il principale motore dell’innovazione ambientale. Tuttavia, la distanza dai grandi sistemi industriali del Nord resta significativa. Come ha osservato Tripoli, «l’investimento in ricerca non basta se non si tutela la proprietà intellettuale con i brevetti», un passaggio cruciale anche per l’accesso al credito e alla finanza. In Umbria, dove molte imprese innovano senza brevettare, questo rappresenta un nodo strategico per rafforzare la competitività e agganciare in modo più stabile la transizione verde.
Nel quadro complessivo, l’Umbria si colloca dunque all’interno di un sistema nazionale dinamico ma ancora squilibrato territorialmente. La crescita degli eco-investimenti e la presenza di competenze qualificate indicano un potenziale significativo, che però richiede un salto di scala sul fronte della brevettazione, del trasferimento tecnologico e del collegamento tra imprese, università e finanza. In assenza di questo passaggio, il rischio è che l’innovazione green resti frammentata e non riesca a tradursi pienamente in vantaggi competitivi duraturi per il sistema produttivo regionale.
