di Ivano Porfiri
Banche e tasse. Si chiamano così gli «assassini» delle piccole e medie imprese. Lo urlano i commercianti e i rappresentanti degli altri imprenditori. Due diverse manifestazioni, prima a Terni e poi a Perugia, per dire che «sta chiudendo una regione intera». Fischi ai politici intervenuti. Intanto gli albergatori hanno listato a lutto le pre-insegne delle loro strutture.
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Una al minuto «Ogni minuto muore un’impresa. Se è una piccola impresa questo dramma avviene nel più assoluto silenzio. Una classe politica che ignora questo fatto non merita di governarci. Un paese che ignora questo fatto va verso il suicidio economico e sociale. Noi non ci stiamo». Lo ha urlato in faccia ai candidati alle prossime elezioni, seduti in prima fila di una Camera di commercio di Perugia gremita di imprenditori con scritto «Basta» sul petto, Giorgio Mencaroni. Il presidente provinciale di Confcommercio si è fatto portavoce di Rete imprese Italia, l’associazione che raggruppa gli esponenti delle principali sigle delle pmi.
POLITICI FISCHIATI DA COMMERCIANTI E IMPRENDITORI. LA FOTOGALLERY
Giornata di mobilitazione La mattinata di protesta in Umbria (ma la mobilitazione è nazionale) era iniziata alle 9 a Terni, con una riunione e un corteo di automobili fino in prefettura. Poi la protesta si è spostata nel capoluogo. Decine di imprenditori che hanno lasciato il posto in azienda per protestare contro una crisi che li sta strangolando. Molti altri che hanno manifestato abbassando le saracinesche. Commercianti, ma anche imprese del turismo. A Perugia sulle finestre di un albergo in via Pellini era scritto: «La tassa di soggiorno è una rapina».
Minuto di raccoglimento Gli imprenditori hanno ricordato con un minuto di silenzio i loro colleghi che si sono tolti la vita per via della crisi: «C’è chi ha rinunciato al bene più prezioso come la propria vita per non subire l’onta del fallimento – ha sottolineato Mencaroni -: questo ci fa capire quanto siamo attaccati alle nostre imprese». Di imprese – riferisce Confcommercio – ne sono morte 335 nel 2012 solo nel commercio, 79 nel turismo, 242 in altri servizi. «Un fatto gravissimo – attacca Mencaroni – che mina il futuro della nostra regione».
Credito come un cappio Oltre ai rappresentanti delle associazioni, a prendere la parola alla Camera di commercio di Perugia sono stati gli imprenditori. Due gli obiettivi principali degli strali: le banche e le tasse. «Il credito è un grande problema – ha detto Andrea Cattini – quando andiamo a chiedere denaro ci dicono: avete il fatturato in calo, dovete dirmelo voi? Ci sentiamo dire poi che il nostro patrimonio non vale nulla: siamo cresciuti investendo quei pochi risparmi nel mattone e oggi i beni non valgono come garanzie. I tassi poi sono al limite dell’usura. Ai futuri parlamentari dico: abbiate un occhio di riguardo per questo problema perché senza credito le aziende muoiono».
Tasse e burocrazia L’altra bestia nera sono le tasse. Per Marco Fantauzzi, «la Tares vedrà aumenti dai 290 ai 400 euro per impresa, senza guardare se un’azienda è virtuosa e ricicla o meno: dopo l’Imu quest’altra batosta non è sostenibile». Per non parlare della burocrazia. «Un peso opprimente», dice Roberto Palazzetti.
Fischi ai politici Prima di muoversi in corteo, gli imprenditori hanno ascoltato gli interventi dei politici candidati in parlamento. Fischi e urla si sono sollevati dalla sala. Sul palco si sono alternati Marina Sereni (Pd), Linda Lanzillotta (Lista Monti), Carla Spagnoli (Fli), Angelo Santi (Fare per fermare il declino), Andrea Lignani Marchesani (Fratelli d’Italia), Stefania Verruso (La Destra), Raffaele Nevi (Pdl), Flavio Lotti (Rivoluzione Civile), Giuseppe Lomurno (Centro democratico) e Giuliano Granocchia (Sel).
Prefetto e Regione Dopo i cortei i rappresentanti delle pmi hanno formato un corteo fino alla prefettura dove Mencaroni ha incontrato il Prefetto di Perugia Vincenzo Cardellicchio come rappresentante del governo, al quale e’ stato consegnato un documento con le ragioni delle imprese. Una delegazione è stata poi ricevuta dalla presidente della Giunta regionale dell’Umbria Catiuscia Marini e dall’assessore allo sviluppo economico Vincenzo Riommi, ai quali sono stati consegnati tre documenti: le osservazioni della Confcommercio sul Documento annuale di programmazione, sulla riforma di Sviluppumbria e le proposte di modifica alla Legge regionale del commercio. Recepite soprattutto le istanze sull’Imu. «Così come concepita oggi – hanno evidenziato la presidente e l’assessore – si presenta come una imposta iniqua, che concorre ad accrescere la già gravosa pressione fiscale, andando ulteriormente a deprimere le politiche di sviluppo e di rilancio di settori trainanti per l’economia come quelli del commercio, del turismo, della ristorazione, dell’artigianato e della piccola impresa che da tempo, peraltro, stanno subendo i contraccolpi della crisi. La difficile situazione economica e del lavoro del Paese e dell’Umbria – hanno aggiunto – come emerge dai dati della disoccupazione e della Cig, incide in maniera forte sulla capacità dei consumi con evidenti ripercussioni sulle imprese del settore commerciale».
Le reazioni Tra le reazioni dei candidati alla giornata, Valeria Cardinali (Pd) sostiene che «la politica deve saper cogliere nella sua essenza il grido di dolore delle imprese e alla quale deve dare risposte certe, concrete e immediate. Si parte da una riforma fiscale che tocca anche il costo del lavoro, troppo alto nel nostro paese, passando per una politica di sburocratizzazione, per una maggiore accessibilità al credito. Bisogna far emergere il sommerso e aggredire l’evasione fiscale, anche attraverso una maggiore tracciabilità dei pagamenti». Per Angelo Saanti (Fare per Fermare il declino), «nel documento che ci è stato consegnato si dice che politica, istituzioni e forze sociali devono condividere responsabilità e scelte. Noi fattivi riteniamo che a questi tre soggetti se ne debba aggiungere un quarto: i cittadini, ovvero quella parte di società civile che come noi vuole fare politica senza vivere di politica. Le principali richieste del documento coincidono con altrettanti punti del nostro manifesto».

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