di Marta Rosati
Il fatturato dell’anno in corso, secondo le stime ormai piuttosto precise, chiuderà con un -33% rispetto al 2023 e alla Faurecia di Terni per fronteggiare la crisi non basta in ricorso al contratto di solidarietà ipotizzato dai sindacati metalmeccanici. Nei giorni scorsi, dopo mesi di voci di corridoio, è arrivata l’ufficialità sul numero degli esuberi: 50. L’azienda procederà dunque con licenziamenti incentivati. Nella giornata di mercoledì il management ha sottoscritto un accordo con Fim, Fiom e Uilm alla presenza di Confindustria. Nero su bianco le cifre che l’aazienda è disposta a versare per l’esodo.
Faurecia Come anticipato le uscite saranno incentivate con una gradualità legata al mese di cessione del rapporto di lavoro e le somme a disposizione variano tra chi ha più di 10 anni di anzianità di servizio e chi meno. Nel primo caso, sul piatto, un massimo di 26 mensilità lorde per chi abbandona la fabbrica delle marmitte entro il prossimo ottobre; nel secondo caso solo 13. Il termine ultimo per le uscite volontarie, che rguardano 37 operai e 13 impiegati, è quello di marzo 2025 (quando per l’esodo volontario l’incentivo è rispettivamente di 10 e 5 mensilità).
Filiera del tubo Alla base del crollo del fatturato, secondo quanto motivato dall’azienda, c’è la svolta sempre più repentina verso la produzione di auto elettriche che ha ridotto sensibilmente le commessse in entrata da parte di quello che era il principale cliente (Stellantis), che oggi incide solo per il 50%. L’ingresso di Iveco nel portafoglio clienti non sarebbe riuscito a sopperire alle riduzioni registrate e a farne le spese, in un contesto di mancata riconversione industriale saranno i lavoratori: la risposta è quella dei licemnziamenti. I sindacati sono giusto riusciti a spuntarla sulla esclusiva volontarietà delle uscite per tutto il 2025.
