
di Iv. Por.
Esce dalla porta e rientra dalla finestra. Gli umbri si erano quasi dimenticati di Gheddafi per le vicende del Perugia calcio, ma rischiano di ritrovarselo dentro al bicchiere. L’allarme viene dalla Cgil, messa sul “chi va là” dalle notizie che giungono da Roma.
L’allarme «Apprendiamo da numerosi organi di stampa – scrive il sindacato – che sarebbe giunta sul tavolo dell’attuale presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, una lettera inviata dalla Camera di commercio italo-irachena (che farebbe da intermediaria, ndr) per conto della società “Lasico”, controllata dalla famiglia Gheddafi, che lascia intendere la volontà di investire a Fiuggi ingenti capitali. Tali investimenti riguarderebbero anche la gestione delle terme e dell’imbottigliamento attualmente controllato dal Gruppo Sangemini».
Il piano di Gheddafi Nella missiva, la società vicina alla famiglia Gheddafi ha specificato la sua «volontà di investire ingenti capitali a Fiuggi», ovvero ben 250 milioni di euro con l’assunzione di altre 300 persone oltre a quelle attualmente impiegate. Nella cittadina laziale sorgerebbero un centro congressi e un centro fiere, più un’aviosuperficie. Ma ciò che interessa di più gli umbri è la volontà mettere sotto lo stesso ombrello societario la gestione delle terme, ora affidata alla società “Terme di Fiuggi Spa&golf”, e l’imbottigliamento dell’acqua di Fiuggi, oggi controllato dal gruppo Sangemini. «Da parte della società che rappresenta la famiglia Gheddafi – si legge, tra l’altro, nella lettera – c’é la volontà d’investire a Fiuggi ingenti capitali. Restiamo a disposizione per un incontro in Regione (Lazio, ndr) per la discussione di un piano di sviluppo da concordare con la stessa Regione».
Il giallo della smentita La Polverini ha confermato nella giornata lunedì 17 gennaio di aver visto la lettera, ma «solo stamattina». E di volersi confrontare con il sindaco di Fiuggi, a sua volta contattato. Questo perché, nel frattempo da Tripoli sarebbe giunta una smentita sull’interesse. L’ambasciata libica a Roma, da quanto riporta Repubblica.it, afferma: «Non ne sappiamo assolutamente nulla, e sapremmo assolutamente tutto di questa storia se la cosa fosse vera: non capiamo come possano girare notizie del genere senza che nessuno si sia mosso per verificarle con il governo libico». Che si tratti di una bufala? Il dubbio rimane.
Incontro urgente Intanto la Flai Cgil e le Rsu Cgil della Sangemini chiedono un incontro urgente alla proprietà, al fine di verificare la fondatezza di tali notizie. I lavoratori stanno vivendo tutti un momento di attesa e di aspettative importanti, visto che il gruppo Sangemini è in procinto di avviare una nuova fase, con l’insediamento del nuovo Consiglio di amministrazione di prossima nomina. E’ perciò evidente che ogni notizia che interessa futuri assetti societari venga vissuta da tutti con estrema partecipazione e preoccupazione.
No a stile Marchionne La Flai Cgil ribadisce con forza che «ogni decisione presa rispetto al futuro del gruppo, a cominciare dal nuovo piano industriale che dovrà essere presentato a breve alle organizzazioni sindacali, dovrà essere frutto di un confronto serrato e partecipato, nel rispetto delle corrette relazioni industriali. Ogni tentativo di fuga in avanti in stile “Marchionne” – rimarcano Flai e Rsu – sarà osteggiato da tutti i lavoratori. Siamo certi che sarà interesse e cura della proprietà – conclude in sindacato – chiarire quanto prima cosa bolle in pentola».
