Se nel resto d’Italia l’inflazione rallenta, in Umbria resta sui valori più alti. L’allarme è quello lanciato da Confartigianato che sottolinea come «tranne il turismo che sta dando buoni risultati e prospettive, sono i dati complessivi dell’economia regionale a preoccupare».

Il rapporto Dati alla mano, il 28esimo rapporto economia, sottolinea come dagli ultimi dati l’Umbria sia la regione con la più alta inflazione tendenziale, +1,4 a fronte del +0,8 del Centro e del +0,6 di media italiana. Entrambe le province umbre, infatti, sono sopra la media: Perugia +1,6%, Terni +0,9%.

Pil umbro Nel medesimo rapporto ancora più preoccupante è l’andamento del Pil regionale: se le regioni del Nord e del Sud guidano la ripresa post Covid, il Centro è indietro e l’Umbria è ultima ed è l’unica regione in Italia con il segno meno. La variazione percentuale cumulata del Pil nel periodo 2019-2024 dell’Umbria segna un -0,8% ed è molto lontana dalla penultima (Abbruzzo +0,5%).

Ripresa lontana L’Umbria inoltre risulta anche quarta in Italia per difficoltà di reperimento della manodopera (nel 2023 difficili da reperire il 50,5% delle entrate) e penultima in Italia per tasso di crescita del numero delle imprese (Umbria -0,15% insieme a Marche e Molise le uniche tre regioni con il segno negativo).

Da Confartigianato Lo scenario territoriale quindi si caratterizza per redditi bassi e costi energetici molto alti che gravano su famiglie e imprese. I risultati sono: famiglie più povere, consumi in contrazione, imprese in difficoltà e in perdita di competitività. «Non si può più aspettare – ha detto il presidente di Confartigianato Umbria Mauro Franceschini – È urgente un pacchetto di interventi immediati della Regione Umbria concordato con i comuni e le associazioni di rappresentanza, soprattutto per quanto riguarda programmi di completamento e di sinergia con le opere in via di realizzazione del PNRR, al fine di contrastare la crisi demografica e ridare sviluppo e lavoro alle imprese locali, soprattutto alle PMI, se non si vuole assistere alla desertificazione economica del territorio».