di Mar. Ros.
Al via a Narni sabato mattina il confronto con le Piccole e medie imprese. Sul piatto le sfide di Industria 4.0 già presentate da Calenda a Terni, i fondi a disposizione e il valore aggiunto della Regione. Un incontro servito agli imprenditori per conoscere gli strumenti nazionali e territoriali per migliorare e implementare le produzioni, accrescere occupazione e aprire finestre sul mercato internazionale. Un’iniziativa promossa dal sindaco Francesco De Rebotti in collaborazione con la Tegione dell’Umbria (presenti il vicepresidente Fabio Paparelli e il dirigente Luigi Rossetti), Sviluppumbria (nella sala consiliare di Narni c’era Mauro Agostini). Dai banchi della giunta pioggia di informazioni utili alla platea, dalla quale sono arrivati diversi suggerimenti.
Industria 4.0, Narni parla alle Pmi A dare il benvenuto ai rappresentanti delle Pmi del territorio narnese, il ‘padrone di casa’, il primo cittadino Francesco De Rebotti: «Grazie della presenza, questo incontro è rivolto a voi, è uno dei primi volti a veicolare le opportunità e gli strumenti a vostra disposizione. È il momento di cogliere le opportunità, riprogrammando la produzione anche in ottica di un miglioramento ambientale e usufruendo di servizi e costi energetici a prezzi competitivi. Non abbiamo solo Industria 4.0 ma anche l’Area di crisi complessa e la programmazione comunitaria degli investimenti». Gli imprenditori: «Tra noi c’è volontà di riscatto e ripresa, ma pensate ad istruire anche i nostri commercialisti e fiscalisti, coinvolgendo gli ordini professionali». Le istituzioni: «Grazie dei suggerimenti, già in calendario altri due incontri mirati, Svilluppumbria – hanno sottolineato – resta il nostro braccio di supporto operativo a totale disposizione per approfondimenti».
Paparelli: «Dalla Regione 35 milioni in più» Il vicepresidente della giunta regionale Fabio Paparelli ha introdotto le tematiche in questione a 360 gradi, spiegando che Palazzo Donini avrà valore aggiunto su Industria 4.0 e Area di crisi complessa: «Il settore manifatturiero rappresenta una grossa fetta del nostro Pil – ha premesso – l’Italia è tra i primi sei Paesi al mondo che del manifatturiero fanno un valore aggiunto. Per questo territorio, ne riscopriamo oggi la grande importanza, arginando l’idea che possa essere sostituito da economia di cultura o quella di servizi. Settore metallurgico e chimico e a seguire quello della produzione alimentare sono gli assi portanti della nostra economia e il paradigma di Industria 4.0 oggi è di straordinaria attualità anche per le dinamiche di relazione tra Pmi. Questa rivoluzione – ha proseguito Paparelli – è fondamentale per i processi tecnologici delle produzioni e può segnare uno dei punti più alti dell’innovazione. A tutto questo si affianca il riconoscimento dell’area di crisi complessa e la programmazione comunitaria degli investimenti che ampliano sensibilmente gli spazi di manovra dell’Industria. Riqualificazione del tessuto produttivo e dei processi produttivi, per una svolta green e per nuova occupazione sono gli obiettivi, ma anche riqualificazione delle competenze per dare forza alle risorse umane impiegate e in tal senso saranno orientate le politiche Regionali. Incentivare la ricerca, stimolare la specializzazione e spingere per l’ammodernamento produttivo saranno le azioni base».
Area di crisi complessa Terni-Narni: ecco il timing Nell’ambito di Industria 4.0, l’ammontare dei fondi dipende dalla capacità progettuale, da parte della Regione sono invece a disposizione 35 milioni di euro di cui 10 per lo sviluppo tecnologico; 5 per le politiche attive del lavoro; 8 per l’efficientamento ambientale ed energetico dei cicli produttivi; 7 milioni per il supporto alla ricerca; 2 per start-up innovative; e infine 3 milioni per strumenti finanziari tipo fondi garanzia. Mauro Agostini di Sviluppumbria ha fatto il punto sull’Area di crisi complessa e ha chiarito una cosa: «Il riconoscimento riguarda 17 Comuni (si va da Lugnano fino a Ferentillo per tutta la provincia di Terni)». «I territori di Terni e Narni – ha puntualizzato Paparelli – godono però di livello di incentivazione maggiore, parliamo di un differenziale del 10%». Interessante nella relazione di Agostini il timing sull’iter in corso: «Riconosciuta l’area di crisi complessa, ora occorre la nomina di un gruppo coordinamento e controllo (Gdcc) al Mise; Invitalia poi dovrà presentare una proposta di progetto di riconversione e riqualificazione industriale. Allora il Gdcc procede all’approvazione e individuazione investimenti fino alla firma dell’accordo di programma». Le precisazioni di Paparelli sui tempi: «Non appena sarà istituito il comitato di coordinamento, procedura che ha subito un ritardo per coinvolgimento positivo del Miur – chiosa l’assessore -, i tempi saranno quelli dettati dalla legge. La stipula dell’accordo di programma cioè, è prevista per fine settembre. Allora – commenta Paparelli – potremo partire con gli avvisi pubblici molto più snelli rispetto al passato ed entro 60 gg l’impresa avrà risposta ed eventuale finanziamento».
I fondi regionali per le Pmi Nel dettaglio dei bandi entra Rossetti, dirigente regionale: «Gli assi intervento per le imprese – spiega – sono ricerca e innovazione; internazionalizzazione; interventi in aree di crisi, efficienza energetica, strumenti finanziari e politiche attive del lavoro». Secondo le slides proiettate nella sala consiliare di Narni, per brevetti e consulenze tecnologiche per Pmi con meno di tre anni sono finanziabili progetti da 40 a 500 mila euro e il contributo ammesso è pari al 40%. Per costi del personale di ricerca, ammessi a finanziamento progetti da 100 mila a 1,5 mln (7 i mln regionali disponibili), contributo fino al 60%. Finanziabili poi per iìun minimo del 25 % ad un massimo del 60 i programmi strategici da parte di cluster di imprese (minimo 3), che prevedono partenariati con università e centri di ricerca; ammessi progetti da 3 a 10 milioni e il contributo varia dal 25 al 60% e ci sono 24 mln disponibili. Per investimenti Ict da parte di pmi dei settori extra agricoli i progetti ai quali può contribuire la Regione per il 75 %, vanno da 5 mila euro a 30.000. Poi c’è la questione internazionalizzazione (si intende ad esempio partecipazione a fiere), per questa voce i progetti presi in considerazione sono da 20 mila euro al massimo (1 mln disponibile, contributo max 50%); per reti d’imprese (min 3) i progetti possono arrivare fino a 200 mila euro e non essere inferiori a 40 mila (contributo max 50%, 1 mln di euro disponibile). «Il Por Fesr – ha detto Rossetti – prevede anche fondi d’investimento per il turismo, per reti di Pmi che presentano progetti da 100 mila euro a 3 mln, il contributo ammissibile varia dal 10 al 50%, sono disponibili 10 milioni fino al 2020. Per le PmI del settore extra agricolo che assumono – ha concluso – a bando ci sono orientamento e formazione, l’incentivo massimo per ogni assunzione finale è di 9 mila euro».
@martarosari28
