Il presidente di Confcommercio Giorgio Mencaroni (foto F.Troccoli)
Il presidente di Confcommercio Giorgio Mencaroni (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Natale magro per le imprese del commercio e del turismo della provincia di Perugia che, rispetto ad un anno fa, hanno visto calare i guadagni del periodo di Natale di circa il 15-20%. Le stime sono della Confcommercio provinciale che giovedì mattina, tramite il presidente Giorgio Mencaroni, ha presentato i risultati dell’indagine di fine anno (condotta su 150 imprese del settore turismo, commercio e servizi), quella sul 2012 giudicato «pesantissimo» e, in tempo di agende, un pacchetto di proposte che hanno al centro il tema della pressione fiscale. Pressione fiscale che dalle imprese è indicata come il nemico pubblico numero uno. «I nostri imprenditori – ha detto Mencaroni – assomigliano a dei kamikaze: fare impresa è sempre più difficile, non stiamo piangendo col sorcio in bocca. Siamo stremati». Tutti temi che saranno protagonisti della giornata di mobilitazione «contro l’eccessivo carico fiscale e per lo sviluppo» indetta dall’associazione il 28 gennaio in tutta Italia.

L’agenda L’«agenda» di Confcommercio parte dalle tasse. Prima di tutto l’Imu: l’associazione chiede ai comuni umbri, nel 2013, di dimezzare l’aliquota per gli immobili d’impresa, di dichiarare inapplicabile (come ha fatto l’Ifel dell’Anci) la maggiorazione sugli immobili strumentali e di applicare un’aliquota ridotta (4 per mille) per tre anni a tutte le nuove pmi che aprono nei centri storici. Per quanto riguarda l’altrettanto odiata nuova tassa sui rifiuti, la Tares, l’associazione chiede una revisione dei coefficienti che sono «troppo penalizzanti» per il terziario. La tassa si paga in base alla superficie e non in maniera proporzionale ai rifiuti prodotti e i problemi sono quindi maggiori per chi opera su grandi spazi. Ad esempio per concessionarie, alberghi, mobilifici e ristoranti sarà un salasso. «Tra Imu e Tares – osserva amaramente Mencaroni – un albergo ad inizio anno può pagare anche 100 mila euro. Così si parte ad handicap, e coi ricavi che si fanno l’albergo conviene cederlo».

Tasse e parcheggi Nel mirino anche la tassa di soggiorno. Confcommercio chiederà di non applicarla facendo così «una grande operazione di marketing. Pensate – dice Mencaroni – al Cuore Verde d’Italia che spiega di non far pagare nessuna tassa in più sul turismo». Fortemente indigesto risulta anche l’aumento delle tariffe dei parcheggi, da ultimo quello applicato dalla Sipa a Perugia. Mencaroni fa due conti: «Un tour operator con 40 persone – spiega – con una tassa di soggiorno poniamo di tre euro dovrà far pagare 120 euro in più a notte. Poi ci sono i parcheggi, i costi del minimetrò e così via. Così le società potrebbero portare i turisti da un’altra parte. Anche se il Comune con Sipa non c’entra più nulla che segnale si dà? Per il centro storico ci vogliono attrattori. Le amministrazioni facciano una vera spending review, senza minacciare di dover chiudere i servizi altrimenti noi, schiacciati dalle tasse che dovremmo fare, chiudere i negozi?». Al mondo politico poi, nazionale e locale, l’associazione chiede scelte precise: «Si decidano – spiega il presidente – i settori strategici sui quali puntare e i paesi target».

2012, bilancio pesantissimo Il 2012 è stato, come detto, un anno chiuso con «un bilancio pesantissimo». Secondo l’indagine l’80% delle imprese si sente danneggiato dalla crisi (erano il 36% nel 2011) mentre quasi tutte (97%) indicano come primo problema da affrontare quello delle eccessive tasse con, a seguire (37%) il costo del lavoro. L’81% del campione poi (+14%) non ha fatto investimenti, sette su dieci (+14%) dichiarano una diminuzione del fatturato e ben il 93% non ha fatto investimenti in personale: di questo 93% però solo il 4% ritiene un’assunzione un investimento economicamente insostenibile. Gli altri perlopiù hanno una struttura già stabilizzata (54%) o sono a carattere familiare (35%). Per uscire da questo stato di cose, le cui colpe sembrano derivare principalmente dalla crisi e dall’inadeguatezza delle politiche di rilancio dei consumi, una impresa intervistata su due ha deciso di tagliare i prezzi, una su tre i costi del personale, il 37% ha provato ad alzare la qualità dei prodotti e l’11% ad essere più competitiva.

Cambiare pelle Preoccupanti i dati che riguardano l’uso delle «nuove» tecnologie come Internet, mail, newsletter e social network: una su quattro dichiara di non averli mai usati per lavoro mentre chi le usa sfrutta perlopiù posta elettronica (58%) e social network (26%). Confcommercio fa però anche autocritica: «Dobbiamo riuscire anche noi – dice Mencaroni – a cambiare pelle. Il sindacato d’impresa come è stato fatto fino ad oggi non basta». Rinnovato poi l’appello alle altre associazioni: «Devono marciare unite e affrontare questi temi in modo unitario». Guardando al 2013 così Mencaroni e soci cercheranno di offrire nuovi servizi: dall’assistenza al riposizionamento aziendale al progetto Start Up che tramite un team di esperti aiuterà chi decide di aprire. Gli impegni sono poi confermati sul fronte della formazione (con una serie di bandi) e su quello del credito con Umbria Confidi.

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3 replies on “Imu e Tares, Confcommercio ai comuni: «Giù le aliquote, siamo allo stremo». Il 28 mobilitazione”

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