Nel trimestre “estivo” 2020, da luglio a settembre, in provincia di Perugia sono nate 645 nuove imprese (19 meno dello scorso anno) e 481 hanno cessato l’attività (nel 2019 erano state 523). A sorpresa, dunque, in tempo di Covid, il saldo è positivo di 164 unità. Dato confermato anche a livello regionale con 877 aperture (stabili sul 2019) e 621 chiusure (115 in meno dello scorso anno). In provincia di Perugia, tasso di crescita complessivo dello 0,23%, inferiore rispetto sia al dato Umbria che segna + 0,27%, che alla media nazionale, +0,39%. I dati sono dell’indagine Movimprese presentati dalla Camera di Commercio di Perugia.
Tipi di imprese L’analisi per forma giuridica delle imprese fa emergere la conferma di una crescita sostenuta delle Società di Capitali che avanzano dello 0,83%, l’assestamento delle Ditte Individuali, che restano le più numerose del sistema provinciale (+0,15%) e il calo delle Società di Persone (- 0,32).
Resilienza «Nel secondo trimestre vissuto in era Covid – commenta il segretario generale della Camera di Commercio di Perugia, Mario Pera -, i dati che fotografano la capacità di crescita e espansione delle imprese non potevano essere brillanti, ma tuttavia il sistema imprenditoriale ha dimostrato apprezzabile resilienza di fronte a un evento di straordinaria gravità. L’essere restati in territorio positivo, almeno come tasso di crescita, è dunque un risultato di grande significato».
Covid economy Secondo la lettura della Camera di commercio «in questo trimestre interamente vissuto nell’emergenza pandemica, cominciano ad intravedersi nel nostro sistema imprenditoriale segni di adattamento a una “Covid economy”, in cui si può parlare di un tentativo di “ritorno verso una normalità”, almeno per quanto riferito all’apertura di nuove imprese (645 in questo trimestre contro le 664 di un anno fa, dato praticamente identico), mentre permane una forte, positiva, “dissonanza” delle chiusure, in netta contrazione. Un segnale del diffuso atteggiamento di molti operatori, che scelgono di restare sul mercato, in attesa, probabilmente, che si chiariscano le prospettive legate all’impiego delle risorse del Recovery Fund».
