Nella classifica europea delle regioni più innovative l’Umbria è 168esima su 242. Emerge dall’analisi recentemente pubblicata da Teha group (The european house-Ambrosetti) che ha elaborato il Regional innosystem index 2026 partendo da 11 indicatori, suddivisi in quattro macro aree: sviluppo economico, capitale umano, talento per l’innovazione, infrastrutture digitali e tecnologie. All’interno, naturalmente, si valuta Pil e brevetti, formazione per la forza lavoro e popolazione con laurea.

La regione più innovativa d’Europa è l’Île-de-France (Parigi) con un punteggio di 7,05 su 10, seguita da Stoccolma con 6,59 e Hovedstaden (Danimarca) con 6,22. Per vedere sventolare la bandiera italiana nella classifica generale bisogna scendere fino alla posizione 26, dove si colloca la Lombardia con un punteggio di 3,93. Segue il Lazio in 43esima con 3,2. In top 100 Emilia-Romagna (82esima) e Piemonte (99esima).

Il 168esimo posto dell’Umbria porta con sé un leggero miglioramento, perché la regione ha guadagnato 6 posizioni dalla precedente rilevazione risalente al 2023: l’indice umbro è 1,74 ma in contrazione rispetto all’1,89 rilevato nel 2023. Peggio dell’Umbria fanno Campania (170esima), Marche (171esima), Abruzzo (177esima), Sardegna (193esima), Molise (196esima), Valle d’Aosta (199esima), Puglia (210esima), Sicilia (211esima), Basilicata (224esima) e Calabria (232esima).

Sfogliando le quasi 170 pagine di analisi, si apprende che nella macro area dello sviluppo economico nessuna regione italiana è in top 50. La situazione non cambia granché nel sotto indicatore per gli investimenti in ricerca e sviluppo rapportati al Pil: a guidare la classifica è il Brabante Vallone (Belgio) col 9,27 per cento, mentre il miglior risultato italiano lo fa il Piemonte in 59esima posizione col 2,13 per cento. Non indicato il piazzamento europeo per l’Umbria, che comunque a questo specifico investimento riserva lo 0,91 per cento del Pil.

La situazione italiana migliora se ci si limita a prendere in esame il Pil. In questo caso sono infatti 8 le regioni che compaiono in top 50, tra queste non c’è l’Umbria. La Lombardia, in particolare, con 504,7 miliardi è seconda solo a l’Île-de-France (Parigi) con 865,7 miliardi. Anche in questo caso lo specifico ranking non precisa la posizione dell’Umbria tra le 242 regioni europee, ma sempre per dare la misura il Pil regionale è segnato a 27,7 miliardi ed è il quintultimo nella graduatoria nazionale, davanti soltanto a Provincia autonoma di Trento, Basilicata, Molise e Valle D’Aosta.

In termini di domanda di brevetto, invece, sono tre le regioni italiane in top 20: Lombardia sesta con 1.352 istanze, seguita da Emilia Romagna ottava con 1.022 e Veneto 17esima con 619. Anche qui manca il piazzamento dell’Umbria, ma le domande di brevetto sono state 30, che valgono alla regione il sestultimo posto. Per dare la misura all’Abruzzo vengono attribuite 54 domande di brevetto, alle Marche 100, al Lazio 264 e alla Toscana 314, che gli valgono la 36esima posizione su 242 regioni europee.

In termini di capitale umano, poi, lo studio considera la quota di lavoratori che partecipano a corsi di formazione. In questo caso nessuna regione italiana è in top 50, col piazzamento migliore che lo fa la Provincia autonoma di Trento, spuntando alll’88esimo posto con una quota del 14,5 per cento del personale coinvolto in formazione. Sempre non precisata la posizione nello specifico ranking europeo dell’Umbria, che comunque sottopone a formazione l’11,1 per cento del personale, realizzando il settimo miglior piazzamento tra le regioni italiane e il migliore del Centro Italia.

Male l’Italia sulla percentuale di cittadini con un titolo di studio terziario, ossia laurea anche triennale. La classifica europea è guidata dalla regione di Varsavia col 64,7 per cento, mentre per veder sventolare la bandiera italiana bisogna scivolare fino alla 175esima posizione, dove si trova il Lazio con 28,3 per cento, seguito dall’Umbria in 190esima posizione, col 25,6 per cento.

Esaminata anche la percentuale di forza lavoro impiegata come ricercatori. Qui a guidare il ranking è Stuttgart (Germania) con 3,36 per cento, mentre la prima italiana a fare capolino è la Provincia autonoma di Trento in 65esima posizione con 1,11 per cento. Non indicato il piazzamento europeo dell’Umbria, che comunque ha una quota di ricercatori impiegata tra il personale occupato dello 0,46 per cento.

Performance mediocre per le regioni italiane anche in termini di risorse umane impiegate nei settori scientifici e tecnologici, dove a dominare è il Lussemburgo col 60,2 per cento. Il miglior risultato italiano in questo caso lo fa il Lazio in 114esima posizione col 35,6 per cento. Sempre non specificato il piazzamento dell’Umbria nel ranking europeo, ma comunque la quota di lavoratori occupati nei due settori è del 30,4 per cento.

Limitatamente all’alta tecnologia, invece, la quota maggiore di occupati si riscontra a Bratislava col 14,1 per cento, mentre l’Italia piazza due regioni in top 50, ossia Lazio 21esima con l’8,3 per cento e Lombardia 47esima col 6,2 per cento. Umbria sicuramente fuori dalla top 150 col 3,5 per cento.

Presa in esame, poi, anche la quota di famiglie in cui almeno un membro ha accesso a Internet da casa. Al vertice col 100 per cento tre regioni olandesi, mentre in top 50 per l’Italia si piazza la Liguria in 41esima posizione col 96,4 per cento. Non indicato il risultato dell’Umbria, dove comunque il 92,9 per cento delle famiglie “naviga”.

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