Uno dei capannoni Nardi (foto Fabrizio Troccoli)

Un panorama di microimprese soggette ai venti di burrasca della crisi. Si vedono piccoli segnali positivi ma quasi il 30% di pmi nate nel 2010 non sono più attive nel 2013. Prodotti 23 miliardi, ma l’utile di 78 milioni del 2012 è trasformato in passivo dall’elevata fiscalità. Lo afferma Unioncamere Umbria, che – insieme all’indagine congiunturale sul IV trimestre 2013 – rende noti i dati del Cruscotto Statistico, grazie al quale l’ente camerale fotografa in modo periodico lo stato dell’economia attraverso i dati aggiornati di un campione di oltre 58 mila imprese.

Invariato il numero delle imprese Il numero delle imprese nel 2013 è rimasto pressoché invariato: 95.493 unità, in diminuzione dello 0,7% rispetto al 2012; le attive sono circa 82 mila e diminuiscono dell’1,3%. Le “unità locali” sono, invece, in crescita di quasi l’1,5%: arrivano a quasi 18.100 unità e portano il numero totale delle strutture aziendali localizzate nella regione a quasi 113.600 unità, in diminuzione di appena lo 0,3% rispetto al 2012. Aumentano del 2,8% le imprese in scioglimento e liquidazione e del 2,5% quelle sottoposte a procedure concorsuali.

Aumentano le società di capitali Nel 2013, le società di capitali sono il 20% del totale di quelle registrate, in aumento rispetto al passato: nel 2008 erano poco oltre il 17%, mentre nel 2003 arrivavano a meno del 14%. Nell’ultimo anno, le società di capitali sono aumentate del 2,5%, mentre quelle di persone e le imprese individuali sono diminuite, ciascuna di quasi il 2%. Anche il numero delle cooperative è aumentato. Nonostante questi progressi, la diffusione delle società di capitali in Umbria è ancora nettamente inferiore a quella media delle regioni del Centro (29,9%) e dell’Italia nel suo insieme (23,8%). Non solo: rispetto a cinque anni fa, il distacco è anche cresciuto. In Umbria è maggiore la presenza di imprese individuali: arrivano al 54,4% del totale, mentre nell’insieme delle regioni centrali sono al 49% e in Italia al 54%.

La distribuzione delle imprese per comparto produttivo Come numero di imprese “classificate”, il tessuto produttivo umbro vede prevalere il Commercio (25% del totale), seguito da Agricoltura (19,5%), Costruzioni (15%), Manifatturiero e Servizi alle imprese, entrambi con l’11% del totale. Rispetto alle regioni del Centro e all’Italia nel suo insieme, l’Umbria ha una concentrazione di imprese proporzionalmente maggiore in Agricoltura e, invece, inferiore nei Servizi alle imprese; gli altri comparti hanno una presenza proporzionalmente simile a quella della macro-area e del Paese. Rispetto al 2012, il numero delle imprese è in aumento nei Servizi alle imprese (+1,2%) e nel Turismo (+1,8%) e in Assicurazione e credito (+3,6%); al contrario, si osservano diminuzioni abbastanza consistenti in Agricoltura (-3,1%), nelle Costruzioni e Trasporti e spedizioni (-2,4% in entrambi i casi).

Basso il tasso di sopravvivenza Il tasso di sopravvivenza delle imprese umbre risulta piuttosto basso. Tra le imprese “iscritte” e classificate, solo il 71% di quelle iscritte nel 2010 è risultata ancora attiva nel 2013; tra le iscritte nel 2011, quelle che nel 2013 erano ancora attive sono risultate il 79% . La “mortalità infantile” tra le imprese risulta, dunque molto alta, con un’incidenza relativamente minore nelle società di persone.

Scarsa capacità di attrarre altre imprese Nella regione Umbria sono presenti 18.077 unità locali, in aumento dell’1,5% rispetto allo scorso anno; di queste, quasi il 70% appartengono ad imprese della stessa regione; l’Umbria mostra dunque una limitata capacità di attrarre attività produttive da altri territori, almeno in termini di unità locali. Va però rilevato che le unità locali di imprese non umbre, insediate in Umbria sono aumentate nell’ultimo anno di circa il 4%, molto più dell’incremento complessivo delle unità locali.

L’imprenditoria femminile, giovanile e di origine estera Nel 2013, nella regione Umbria, le imprese registrate guidate da donne sono risultate pari al 26,3%, valore superiore sia di quello delle regioni del Centro (24%) e, ancor più di quello nazionale (23,6%). Le imprese registrate guidate da giovani sono il 9,6%; un valore praticamente uguale a quello delle regioni del Centro (10%) e non lontano da quello complessivo del Paese (10,8%).
Le imprese registrate “straniere” sono il 7,8% del totale regionale. Il valore è vicino a quello nazionale (8,2%), ma inferiore a quello dell’insieme delle regioni del Centro (10%).

I RISULTATI ECONOMICI

Il valore della produzione vale 23 miliardi Nel 2012, il valore della produzione aggregato delle imprese di capitali attive nella regione Umbria è stato di poco superiore ai 23 miliardi, in diminuzione rispetto al 2011 e al 2010; il valore aggiunto è stato pari a 4,4 miliardi, pari al 19% del valore della produzione e anch’esso in contrazione. L’Ebit arriva a 347 milioni, proseguendo la discesa iniziata nel 2011. L’utile ante imposte torna ad un valore nettamente positivo; anche l’utile netto migliora nettamente rispetto al 2011, pur rimanendo fortemente negativo. Va evidenziato l’elevatissimo peso dei costi fiscali: nel 2012, determinano il passaggio da un utile ante imposte appunto positivo per quasi 78 milioni ad una perdita netta di 179 milioni. Nel 2012 la perdita netta è stata pari a quasi l’8% del valore della produzione.

La produzione media è di 2,2 milioni Nel 2012, il valore della produzione medio delle imprese della regione Umbria si attesta su un valore di poco meno di 2,2 milioni, in leggera diminuzione rispetto ai valori dei due anni precedenti. Ancora più modesto, il valore mediano che risulta intorno ai 230.000, stabile rispetto agli anni precedenti.

Le microimprese sono l’86,7% del totale La distribuzione delle imprese di capitali per classe dimensionale mostra che oltre l’86,7% dell’universo è costituto da “micro” imprese; il 10,3 da “piccole”; il 2,4% da imprese di “medie” dimensioni; le “grandi” imprese sono appena lo 0,6%.

Commercio primo settore Considerando il sottoinsieme delle imprese “classificate”, il Commercio è il primo settore in termini di valore della produzione, con oltre il 39% del totale; segue da vicino il Manifatturiero (37%) e, a notevole distanza, Servizi alle imprese e Costruzioni (con valori attorno al 7%). Il Manifatturiero è protagonista primario nella produzione di valore aggiunto, realizzando da solo il 42% del valore aggiunto totale; il Commercio è al secondo posto con un valore pari alla metà del precedente. Il Commercio è, invece, il comparto con l’Ebit aggregato maggiore (42% del totale); risultati consistenti sono realizzati anche da Manifatturiero e Servizi alle imprese (intorno al 20% del totale) e Costruzioni (15%). In controtendenza con tutti gli altri comparti, i Servizi alle imprese realizzano un risultato ante imposte e netto positivo e molto grande (rispettivamente circa €187 e € 141 milioni). Nel Manifatturiero si concentrano, invece, gran parte delle perdite (il risultato ante imposte è a € -131 milioni; quello netto a € -239 milioni).

Solo il 64% delle imprese dichiara utili Nel 2011 e nel 2012, nell’ultimo anno, le imprese in utile sono risultate solo il 64% del totale, in diminuzione di quasi il 6% rispetto all’anno precedente. Nel 2012, in tutti i comparti, ad eccezione del Turismo, le imprese in utile sono state più numerose di quelle in perdita, con un differenziale proporzionalmente maggiore nel Manifatturiero.

I PRINCIPALI INDICI DI BILANCIO

Migliora il ROE, invariato il ROI Nel 2012, le imprese di capitali umbre hanno registrato valori degli indici di bilancio molto modesti. Il ROI, che mette in relazione l’utile operativo con il capitale investito, è stato dell’1,1%. Il ROE, che determina il quoziente di redditività globale ed esprime in massima sintesi i risultati economici dell’azienda è stato di -1,7%. Mentre il primo è rimasto praticamente costante rispetto all’anno precedente, il secondo è migliorato in modo proporzionalmente rilevante (era a-5,5% nel 2011). L’indice di indipendenza finanziario arriva ad un buon 32,3% (nel 2011 era al di sotto del 32%). I risultati dell’aggregato delle sole società in utile sono, invece, incoraggianti: il ROI supera il 4% e il ROE è oltre l’8%. L’indice di indipendenza finanziaria arriva addirittura oltre il 40%. Con riferimento alle sole società in utile, il Commercio registra il ROI più elevato (5,6%), seguito dal Manifatturiero (4,6%). Per quanto riguarda il ROE, ancora il Commercio è al primo posto con il 10,6%, seguito da Servizi alle imprese e dal Turismo, poco sopra all’8%. Il 3% delle imprese vale il 66% della produzione Nel 2012, lo 0,6% dell’aggregato delle società di capitali, costituito da “grandi” imprese ha realizzato quasi il 45% del valore della produzione; medie e grandi imprese insieme rappresentano il 3% delle imprese e circa il 66% del valore della produzione. Al contrario, l’86% delle “micro”, non è andato oltre il 14%. È, dunque, evidente, l’elevatissima concentrazione del valore della produzione in una parte molto ristretta del tessuto produttivo umbro.

Cala il patrimonio netto Sul piano del risultato netto, tutte le categorie peggiorano fortemente sia nel 2011 che nel 2012, con le grandi che mostrano l’andamento più negativo. Nel triennio considerato, l’aggregato delle “grandi”, così come quelli delle “medie” e delle “piccole” vedono diminuire il valore complessivo del patrimonio netto delle imprese; al contrario, le piccole imprese aumentano il loro patrimonio netto totale di oltre il 20% nel triennio.

Sos occupazione Nel 2013 si registrano 232.498 addetti. L’occupazione ha avuto un andamento molto negativo, con una diminuzione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno di ben il 4,9%, che arriva oltre il 6% se si considerano i soli addetti dipendenti. Nelle imprese individuali, l’occupazione di addetti dipendenti ha subito un vero e proprio crollo, scendendo in un solo anno di oltre il 17%. Nel 2013, tutti i comparti subiscono consistenti diminuzioni dell’occupazione rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, con l’eccezione di Assicurazione e credito che registra una crescita addirittura dell’8%. Colpisce il -35% dell’Agricoltura; molto forte anche la caduta di oltre l’8% nelle Costruzioni e di oltre il 4% nel Turismo.

Una media di 3,9 addetti per impresa La dimensione media delle imprese del campione è di 3,9 addetti (“dipendenti” più “indipendenti”). Quella delle sole società di capitale è di circa 12,4 addetti. La distribuzione degli addetti è concentrata in due comparti: Commercio (30%) e Costruzioni (17%). Abbastanza rilevante anche l’occupazione assorbita nel Manifatturiero e in Agricoltura.