di Mar. Ros.
C’è anche la firma di Klaus Keysberg, president dell’executive board di Thyssenkrupp Steel Europe AG, tra quelle dei 33 rappresentanti del mondo siderurgico del Vecchio Continente che hanno scritto ai vertici europei: sui tavoli istituzionali di Bruxelles la richiesta di tutele adeguate per le produzioni dei principali player Ue dalle minacce di dumping. Un tema non nuovo, che anzi ha determinato anche l’apertura di un’inchiesta specifica, ma che torna d’attualità per la variabile eccezionale rappresentata dal Covid-19 e per la recente revisione – come riporta IlSole24Ore della Salvaguardia -, il meccanismo che regola i flussi import extra Ue, giudicato «troppo blando».
Thyssenkrupp «La domanda di acciaio – hanno fatto notare – è diminuita del 50% dall’inizio della pandemia di Covid-19 a marzo e il rischio di offerta del bene a basso costo (che anche l’acciaieria di Terni conosce bene), proveniente ad esempio dai Paesi asiatici che non si sono fermati, potrebbe inondare il mercato e questo ostacolerebbe la ripresa». La questione dà la dimensione di quanto sia importante il ruolo dell’Europa anche nel tentativo, per ora dichiarato, del governo italiano di elaborare un piano esclusivo per la siderurgia. E probabilmente i produttori si sentono di poter fare voce grossa con l’Europa considerato che più di una volta l’antitrust si è rivelato determinante per le sorti delle realtà industriali: Thyssenkrupp, Tata steel e prima ancora Outokumpu per l’Ast di Terni, ad esempio, l’hanno vissuto sulla propria pelle. «E non è mai cambiato nulla» ha denunciato Giovacchino Olimpieri di Fismic Terni intervenendo proprio ai microfoni di Umbria24.
Antitrust europeo Oggi sotto riflettori ad esempio c’è la partita Fca-Psa, in un mercato, quello dell’auto, che peraltro ha risvolti diretti anche sull’acciaio. Per il governo insomma, un post-emergenza in salita: tra le critiche al piano Colao, un appuntamento a Palazzo Pamphili per gli stati generali dell’economia in costruzione e le frizioni interne, la Fase del rilancio del Paese non si prospetta semplice. Come per Ast non sarà semplice mantenere uno standard industriale e di mercato elevato che possa garantire al sito quell’appetibilità di cui l’ad Massimiliano Burelli non sembra affatto dubitare. Il rischio indebolimento in questa fase è concreto e i sindacati dei metalmeccanici non hanno atteso a dichiararlo: «Thyssen ha deciso di mettere Ast sul mercato nel momento più difficile».
