lunedì 23 settembre - Aggiornato alle 03:08

Dumping, offensiva asiatica sul mercato dell’acciaio: l’Europa apre un’inchiesta

Eurofer leva scudi su Thyssenkrupp-Ast e altri tre poli dell’inox: «Cina, Indonesia e Taiwan penalizzano le industrie dell’Unione»

 

di Marta Rosati

L’avanzata asiatica fa paura ai colossi europei dell’acciaio e l’Unione finalmente si muove. La Commissione, così come pubblicato in Gazzetta ufficiale, ha avviato un procedimento antidumping relativo alle importazioni di determinati fogli e rotoli di inox, laminati a caldo, originari della Repubblica popolare cinese, di Taiwan e dell’Indonesia che avrebbero già avuto effetti negativi sull’industria del vecchio continente, in termini di produzione, occupazione e finanze, «per la non opportuna applicazione – secondo il denunciante – dei propri prezzi interni».

Thyssenkrupp-Ast La stessa Acciai speciali Terni, nei mesi passati, come denunciato da più parti, è stata considerata a repentaglio in alcuni suoi comparti per l’arrivo in fabbrica di semilavorati dall’Indonesia. I vertici Federmanager, nella Conca, avevano avuto modo di entrare più nel dettaglio, soprattutto rivolgendosi all’allora presidente del parlamento europeo Antonio Tajani. In questo caso l’inchiesta avviata poco prima di metà agosto, riguarda invece prodotti finiti. A innescare l’indagine, il 28 giugno scorso, la denuncia della European Steel Association, Eurofer «per conto – si legge – di quattro produttori che rappresentano la totalità della produzione dell’Unione di quel tipo di coils». Eurofer dunque leva gli scudi sui quattro poli europei dell’inox: Thyssenkrupp-Ast, Acerinox, Aperam e Outukumpo.

Effetti su finanze e occupazione «Il denunciante – è riportato in Gazzetta – ha fornito elementi di prova del fatto che le importazioni del prodotto in esame dai paesi interessati sono aumentate complessivamente in termini assoluti e sono aumentate in termini di quota di mercato. Gli elementi di prova addotti dal denunciante – si legge ancora – indicano che il volume e i prezzi delle importazioni del prodotto in esame hanno avuto, tra l’altro, ripercussioni negative sulle quantità vendute dall’industria dell’Unione che, su un periodo prolungato, hanno compromesso in maniera continua la situazione finanziaria, la situazione occupazionale e l’andamento economico generale di quest’ultima. Secondo la denuncia vi sono elementi che indicano che tale situazione di volumi e pressione sui prezzi si concretizzerà in un ulteriore pregiudizio».

Le mosse dell’Unione L’inchiesta determinerà dunque se il prodotto in esame originario dei paesi interessati sia oggetto di dumping e se le importazioni abbiano arrecato un pregiudizio all’industria dell’Unione. In caso affermativo l’inchiesta valuterà se l’istituzione di misure sia contraria o meno all’interesse dell’Unione. «L’indagine, è indicato nel documento ufficiale, deve concludersi ove possibile entro un anno e in ogni caso entro 14 mesi dalla data di pubblicazione dell’avviso. La Commissione, è scritto, fornirà informazioni sulla prevista imposizione di dazi provvisori tre settimane prima dell’istituzione delle misure provvisorie». Quelle definitive potranno scattare a partire dall’11 settembre 2020.

Partecipare all’inchiesta Le parti interessate possono chiedere informazioni e presentare osservazioni e fornire informazioni alla Commissione secondo le modalità indicate all’interno dell’avviso (pubblicato in Gazzetta ufficiale dell’Unione il 12 agosto scorso). Per parti interessate si intendono: i produttori dell’Unione, gli importatori e le loro associazioni rappresentative, gli utilizzatori e le loro rappresentanti, i sindacati e le organizzazioni dei consumatori.

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