di Maurizio Troccoli
Fai per mettere in piedi una ‘operazione’ colossale e finisci per mandare a casa chi più di tutti sperava nell’espansione dell’impresa. I lavoratori. Accade nel mondo dei giganti, come Fedex, leader nel settore dei trasporti, con 660 velivoli, al quarto al mondo per flotta aerea. La multinazionale che il 25 maggio del 2016 ha annunciato ufficialmente l’acquisizione di un altro colosso dei trasporti su strada, la Tnt e, appena due anni dopo, ha dichiarato chiuse 24 filiali e mandato a casa 315 lavoratori. Tra i primi stabilimenti a ‘saltare’ c’è quello di Torgiano, la filiale perugina di Fedex. Qui perdono il ‘posto’ 6 lavoratori perugini.
Chiude lo stabilimento perugino «Sappiamo di essere una delle realtà più piccole – dice a Umbria24 Marco Bizzarri, della Filt Cgil – ma questo non toglie che quanto sta accadendo con Fedex ci vede molto preoccupati e impegnati. Nel tavolo nazionale della trattativa c’è in gioco una partita importante per il paese, parliamo di 315 lavoratori destinatari di un procedimento di licenziamento collettivo di cui 6 di Perugia e la chiusura dello stabilimento. Auspichiamo – aggiunge – che si trovi una soluzione per salvare i posti di lavoro, tutti, e particolarmente i nostri sei, visto anche il ridotto numero. Tengo a precisare che parliamo di una realtà in salute e non di una azienda in sofferenza. Ma le politiche adottate purtroppo sono queste, con un licenziamento collettivo piombato all’improvviso e che richiede l’attenzione di tutti. Auspichiamo nell’intervento delle istituzioni regionali perché si possa trovare una soluzione a questa situazione. Quando le aziende sane compiono scelte simili il segnale è allarmante per tutto quello che ne consegue».
Le cifre Veniamo quindi ai numeri: a ristrutturare è Fedex Italia che attualmente conta 1143 impiegati in 34 stabilimenti e uffici amministrativi. Di questi sono 750 i lavoratori della manodopera e 650 gli addetti all’area ‘operativa’, di cui 485 corrieri. La Tnt invece, che sostituirà con la sua manodopera i lavoratori di Fedex che ‘saltano’, di addetti ne ha 2.500, in 86 stabilimenti, a cui vanno aggiunti altri 4350 lavoratori di aziende appaltatrici (2650 sul trasporto e 1700 al facchinaggio). Fedex giustifica l’operazione con la possibilità di «competere – è quanto si legge nel documento d’azienda con cui si ufficializza il licenziamento collettivo – in modo più efficace ed efficiente, per soddisfare meglio le esigenze dei clienti nazionali e internazionali». E aggiunge: «Solo il perseguimento di importanti economie di scala può garantire» un simile obiettivo. Tradotto: niente doppioni o lavoratori in più del dovuto. Insomma l’attività di trasporto viene sostanzialmente esternalizzata a Tnt. Ne consegue la «definitiva chiusura delle stazioni di Fedex e l’esubero di tutta la manodopera che coincide con tutti i lavoratori delle 24 unità. Il personale non addetto ad attività operative degli stabilimenti in chiusura verrà trasferito presso altra sede», si legge ancora.
La rete a sostegno dei lavoratori Sul destino dei lavoratori e quindi sulle ipotesi di trattativa al ‘tavolo’ nazionale, la premessa è delle peggiori. Fedex, in sostanza, fa sapere di non avere nessuna intenzione di individuare strade alternative al licenziamento collettivo, né di natura occupazionale né economica, proprio perché la chiusura è irreversibile, infatti scrive: «La società ritiene di non poter adottare misure alternative idonee a porre rimedio all’eccedenza dell’organico per il carattere definitivo e strutturale della chiusura delle filiali, per via della razionalizzazione delle unità presenti sul territorio e spesso sovrapposte e duplicate, con l’effetto di produrre una eccessiva ridondanza di costi e inefficienza rispetto alla possibilità di svolgere la stessa attività con meno unità e un ridotto numero di lavoratori». Nessun accordo di solidarietà quindi «poichè presuppone la possibilità di una ripresa dell’attività che invece la ristrutturazione esclude. Il licenziamento è fissato a 120 giorni dalla comunicazione del 20 aprile». Intanto i lavoratori annunciano battaglia e a questi si aggiungono migliaia di sostenitori: in rete, viene lanciata una petizione contro la chiusura che è già arrivata a quasi 3mila sottoscrizioni. Qui viene documentato lo stato di salute dell’azienda e denunciata l’inopportunità dei licenziamenti oltre che l’indifferenza dimostrata. In questi casi, è ormai risaputo, che la suscettibilità del consumatore può fare più rumore della lotta dei lavoratori. E, soprattutto, certi giganti sono più sensibili al tumulto di chi compra che alle schiene di chi rincasa. Il popolo della rete ha risposto: ‘Presente’.

Incredibile come voltalno le spalle a chi fa un lavoro con eccellenza e devozione!
Bisognerebbe che lo stato bloccasse Certe decisioni con leggi chiare per quanto riguarda certe realtà di potenza economica come FedEx!
Articolo ben scritto. È giusto lottare tutti insieme per questi poveri lavoratori che hanno sempre svolto il proprio lavoro in modo eccellente e professionale. Sono i migliori corrieri con cui ho a che fare
È vergognoso che lo stato permetta queste porcate.licenziare dipendenti per fare lavorare queste maledette cooperative con stranieri pagati quattro soldi. Da un colosso co.e Fedex non me lo aspettavo e spero gli vada tutto malissimo.
quale stato?
Danilo Buongiorno,
Perchè “maledette cooperative”….l’impresa cooperativa è solo una modalità di fare impresa…semmai “maledetti quelli che le utilizzano impropriamente eludendo i controolli dello stato su evasioni contributive e improprie autoriduzioni salariali con la complicità dei sindacati Confederali (bisogna che gli accordi siano sottoscritti con loro affinche siano validi e producano dumping economico e sociale).
Sindacati Confederali che spesso, ai sensi della Legge 300/70, ottengono da colossi come Fedex …distacchi sindacali con cui fanno lavorare i propri funzionari, scaricando sullo stato…e quindi su tutti noi che paghiamo le tasse, gli oneri sociali derivanti dalle buste paga dei loro funzionari e dirigenti…
La Legge 300/70 che tutti conoscono per la abolizzione dell’art 18….è la stessa che da diritti ai Sindacati ed ai partiti politici di assumere i propri quadri e dirigenti scaricando sullo stato ( quindi su tutti i cittadini) i conseguenti oneri sociali che derivano dai loro rapporti di lavoro…
Tutto ciò che scrivo deriva da leggi dello stato e ne puoi trovare i dettagli su internet o su wikipedia…
buona giornata
Da una parte c’è la logica del progresso, dall’altra,per il personale sopratutto quello amministrativo non possono pensare di riconvertito attraverso risibili corsi di riqualificazione.
Queste nuove strade per il profitto tolgono la possibilità di respiro ai lavoratori. Come avere un mezzo economico per vivere? Visto che nel paese il lavoro scarseggia.trovate una soluzione per l’equilibrio collettivo.
Sono “uno” dei 315, dopo 19 anni d’ineccepibile servizio, scartati come l’ultima ruota del carro, ringrazio per la vicinanza, a nome mio e dei miei colleghi…
guerra tra poveri…questo che stiamo subendo èun piano programmato da anni.
continuate a dire accoglienza,accoglienza, ecco i risultati
ho letto ignoranza allo stato puro… adesso come adesso le cooperative hanno contratti che non hanno nulla di diverso dagli altri infatti si ancorano ai contratti del settore dove operano…. il problema sta nel fatto che nelle fusioni aziendali sparisce la concorrenza e per caduta abbiamo eccedenze…. governare con ALMENO ricollocazioni territoriali le eccedenze è un atto dovuto. A mio avviso le uniche leggi dovrebbero concentrare il blocco di assunzioni per almeno 5 ANNI dell’azienda a livello nazionale e oltre (europea ad esempio)proprio con lo scopo di riutilizzare le maestranze colpite da tagli doverosi ai fini dell’ottimizzazione delle risorse umane ma che di umano non hanno nulla. A questo punto la scelta spetta al lavoratore che dovrà decidere se essere ricollocato “SUL PUNTO PIU’ VICINO TERRITORIALMENTE POSSIBILE o rinunciare al posto di lavoro.