Lo stabilimento Novelli

di Chia.Fa.

A stretto giro dovrebbero essere in ordine le delibere degli istituti di credito, a cui l’aprile scorso il Consiglio d’amministrazione tecnico del Gruppo Novelli ha chiesto un’apertura di credito di circa 6 milioni. Questa la rassicurazione che filtra a margine del summit andato in scena lunedì pomeriggio al ministero dello Sviluppo economico (Mise) tra il board del presidente Alessandro Musaio, i rappresentanti delle Regioni Umbria, Lazio e Lombardia e le organizzazioni sindacali.

Banche e credito Il cerchio intorno all’operazione finanziaria non è ancora chiuso, ma stando a quanto emerso al tavolo ministeriale la partita sarebbe destinata a chiudersi a giorni, verosimilmente già nel corso della settimana, anche se più volte è stato ribadito come sia indispensabile che tutti gli istituti di credito coinvolti arrivino a delibera, compresi quelli con le pratiche più leggere. Diversamente non ci sarebbe alcuna apertura di credito, né di conseguenza investimenti e liquidità per sostenere la ristrutturazione di un’azienda che, per intendersi, questo mese ha pagato le mensilità con qualche giorno di anticipo e può contare su volumi produttivi in crescita. Lo stesso Mise avrebbe assicurato di aver avviato e concluso tutte le interlocuzioni del caso affinché la manovra finanziaria arrivi finalmente a compimento. In attesa di feedback definitivi le parti hanno concordato di aggiornarsi entro la fine del mese, così da poter tornare a fare il punto sulla vertenza, questo l’auspicio, col prestito approvato e autorizzato.

Ipotesi proroga Cda tecnico Al tavolo del ministero è stato anche affrontato il futuro dell’azienda sotto il profilo societario e quindi dell’acquirente che andrà individuato da qui giugno, quando arriverà a scadenza il mandato del Cda tecnico alla guida del gruppo alimentare che produce uova e pane tra Spoleto, Terni e Amelia, dove sono occupati 300 lavoratori. Sul punto i dirigenti del Mise avrebbero lasciato intendere che nel caso in cui il percorso per la vendita non risultasse ultimato all’inizio dell’estate, ci sarebbero i margini per procedere a una proroga dell’incarico affidato tre anni fa a Musaio, Alberto Alfieri e Gianni Tarozzi.

Vitale&Co advisor Intanto al lavoro si sono messi gli esperti della Vitale&Co, l’advisor finanziario con sede a Milano ma clienti in tutto il mondo, con comprovata esperienza non soltanto in materia di ristrutturazioni di grandi gruppi colpiti da crisi aziendali, ma anche di capital markets, ossia attività di consulenza in articolati progetti di ricerca di capitali e finanziamenti. Al tavolo del Mise sarebbe emerso che un paio di interessamenti sono al vaglio dell’advisor, ma altri dettagli per il momento non filtrano. E su questo fronte verosimilmente non se ne saprà di più neanche nel prossimo summit, atteso entro la fine del mese.

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